Sabato mattina tornerà in quel teatro dove urlò contro Trump. Di lui, Renato Accorinti sindaco pacifista di Messina, parlarono tutti e la protesta su quella sedia fece il giro del mondo: “Non l’ho fatto per finire sui giornali – ricorda oggi – ma perché le scelte di Trump faranno male al mondo e lo hanno capito anche poco dopo il G7 gli stessi capi di Stato”.

L’occasione del ritorno di Accorinti al Teatro Antico è la visita in Sicilia del Dalai Lama, un evento che il sindaco messinese ha organizzato in prima persona tanto da spingerlo ad una conferenza di presentazione fuori dai confini del proprio territorio. A Catania, infatti, Accorinti ha rimarcato che la ‘visita del Dalai Lama a Taormina (in programma sabato mattina) servirà a purificare quel teatro, che è un luogo sacro, inquinato con la venuta di Trump!”

La due giorni siciliana del Dalai Lama, che torna nell’Isola dopo 21 anni, prevede una tappa a Taormina ed una Messina, rispettivamente sabato 16 e domenica 17 settembre. Proprio nel capoluogo peloritano fa discutere il mancato pronunciamento, almeno per ora, della possibilità di conferire la cittadinanza onoraria al Dalai Lama: “Il consiglio comunale (a cui spetta questo ufficio dopo la proposta della giunta ndr) non si è espresso a riguardo – dice Accorinti – non è mai successa una cosa del genere in tutto il pianeta. Se fossi stato al loro posto e mi avessero portato Mandela, di certo gli avrei stretto la mano e non sarei stato un ostacolo”.

Due gli appuntamenti in programma, durante i quali verranno affrontate delle tematiche precise .A Taormina si parlerà di pace e incontro tra i popoli, mentre domenica, al teatro Vittorio Emanuele di Messina, al centro dell’attenzione verranno posti l’educazione e il controllo della mente, la forza più grande che l’uomo ha per cambiare le coscienze.

Dieci euro il prezzo del biglietto standard, trenta per i posti più vicini: “Sono simbolici – spiega il sindaco di Messina – servono per pagare le spese del viaggio e dell’organizzazione e se ci sarà qualcosa in più sarà destinata a Dharamsala, il villaggio al nord dell’India che ho visto con i miei occhi, dove vivono tanti bambini tibetani, lasciati dalle mamme che attraversano l’Himalaya per permettere loro di mangiare, studiare e avere un futuro”.