Fabio Mancuso vuole riprendersi il Comune, ma Pippo Ferrante non accenna a mollare le chiavi. Ad Adrano, il ballottaggio tra l’ex deputato regionale ed ex primo cittadino dal “fare in grande” e l’attuale capo dell’amministrazione sarà una scelta di campo. Due mondi paralleli. Due direzioni, una opposta all’altra (persino sull’interpretazione dell’attribuzione provvisoria dei seggi). Non a caso, una sfida aperta. A maggior ragione se si conteggia il corredo elettorale base avuto al primo turno dai duellanti: 29% per Mancuso, 26% per Ferrante.

Quanto agli apparentamenti, nessuna grande sorpresa. Mancuso tiene la sua coalizione, formata da liste civiche. Farrante, oltre al Pdl e alle civiche del primo turno, ingloba Symmachia e Azione Civile, che erano state di supporto della candidata Angela Anzalone.

Così, la squadra di assessori di Mancuso presenta Rosa Maria Bulla, Alessandro Castana, Eloisa Castelli, Paolo Dell’Erba, Lydia Fichera e Francesca Messina. Quella di Ferrante è formata da Angela Anzalone, Giosuè Gullotta, Chiara Longo, Pietro Mavica, Brenda Scarvaglieri e Maurizio Zignale.

Quel Pietro Mavica assessore di Ferrante è un esponente del Pd, partito però che formalmente, così come Il Megafono, non ha fatto apparentamenti con nessuno. Il partito vive una fase, a dir poco, burrascosa. In una riunione post voto, che ha visto il candidato sindaco democratico, Pino Lo Re, racimolare un magrissimo 12%, dalle parole si è passati letteralmente alle mani. Una lite tra “compagni”, che quasi sancisce la fine di un’epoca. «Il Pd ad Adrano è in fase di scioglimento –ammette il coordinatore provinciale, Enzo Napoli– il partito non sosterrà né Mancuso né Ferrante». Almeno, sul piano ufficiale.