Il destino di Wind jet è appeso a un filo sottile. Che da un momento all’altro rischia di spezzarsi definitivamente. Il clima di incertezza e di apprensione per gli 800 lavoratori, 300 dell’indotto, è alimentato dal massimo silenzio calato sulla trattativa che da giovedì scorso viene portata avanti dalla società fondata e guidata da Nino Pulvirenti e da Alitalia. La compagnia di bandiera, come è noto, dopo la pronuncia dell’Antitrust ha fatto retromarcia, non intendendo più acquisire il primo vettore low cost nazionale, così come sancito dall’accordo siglato lo scorso 13 aprile.

Una questione di soldi. La rinuncia a tre slot in fasce orarie strategiche negli scali aeroportuali di Catania e Palermo, imposta dall’Antitrust per evitare posizioni di monopolio, determinerebbe per Alitalia una perdita economica annuale di 2,5 milioni di euro. Mezzo milione in più rispetto a quanto previsto dall’accordo. Per questa ragione, la compagnia di Colannino ha fatto un’offerta al ribasso, all’insegna del prendere o lasciare. Il cerino acceso, dunque, sarebbe nelle mani di Pulvirenti che sta valutando la nuova proposta.

Il tempo però stringe. L’Enac ha concesso un giorno in più, dunque sino a lunedì sera: se la trattativa non sarà chiusa  gli aerei dal giorno dopo non voleranno più. La Wind jet del resto non sarebbe più in grado di fare fronte alle spese. I debitori sono da tempo dietro la porta (la sola Sac, la società di gestione dello scalo di Fontanarossa, vanta un credito di 7 milioni di euro); la società irlandese che ha dato in leasing i 12 airbus della flotta Wj sono da qualche giorno a Catania, pronti a riportare gli aerei a casa.

Una situazione ormai sull’orlo del baratro, sulla quale oltrettutto è calato un silenzio assoluto da parte degli attori protagonisti. Nessuna dichiarazione, né un comunicato ufficiale da Alitalia e Wind jet. Le uniche notizie filtrano dai sindacati, che però non avendo tutti gli elementi in mano non si sbilanciano più di tanto, limitandosi a dichiararsi moderamente ottimisti perché la trattativa, dopo la rottura di metà settimana, è ripresa  e va avanti a oltranza.

Ma la fumata bianca tarda ad arrivare. E così sale la preoccupazione tra i 504 dipendenti della compagnia siciliana (420  dovrebbero essere assorbiti da Alitalia) e dei 300 lavoratori dell’indotto. Senza l’acquisizione, resterebbero tutti a casa. Preoccupati anche tutti quei passeggeri, e sono centinaia e centinaia, che da settimane hanno in tasca un biglietto della Wind jet.  Resterebbero a terra se lo stop ai voli diventerà realtà. Secondo l’Enac, però, Alitalia dovrebbe garantirli perché ha consentito, da aprile ad oggi, l’emissione dei ticket. La mezzanotte di domani si avvicina  a grandi passi. Saranno ancora ore di apprensione per tutti: per i dipendenti, per i viaggiatori e per la Wind jet,  impegnata a evitare il rischio fallimento. Un’eventualità che cancellerebbe una delle poche esperienze imprenditoriali  di cui negli ultimi 10 anni i siciliani sono andati orgogliosi.