Ancora un nulla di fatto. Dopo la fumata nera della scorsa settimana anche ieri è arrivato un rinvio per la costituzione del nuovo cda dell’Amt, la partecipata che si occupa del trasporto pubblico a Catania.

La prossima riunione dell’assemblea dei soci (cioè con il Comune visto che è socio unico) sarebbe prevista fra dieci giorni, ma l’azienda resta senza due componenti del consiglio d’amministrazione.

Pare che a complicare le cose siano i requisiti stringenti previsti dall’attuale statuto societario, lo stesso che ha portato alle dimissioni dell’ex presidente Puccio La Rosa.

“E’ impossibile immaginare di poter  continuare a sperare sulle sorti dell’Amt spa in mancanza  di un assetto manageriale e dirigenziale, e soprattutto   in assenza  di un’ azione politica rassicurante da parte  dell’Amministrazione  comunale con in testa il sindaco che non riesce a trovare soluzioni idonee alternative, tali da  poter fare uscire dal baratro l’azienda”, dicono Romualdo Moschella e Giovanni Lo Schiavo, rispettivamente segretari di Faisa-Cisal e Fast-Confsal.

I sindacati autonomi intanto passano al contrattacco: “E’ una situazione disastrosa dalla quale intendiamo prendere immediatamente le distanze – dicono Moschella e Lo Schiavo – e lo facciamo proprio con una prima battuta di sciopero che a giorni  verrà proclamata, subito dopo avere chiuso il verbale con esito negativo in prefettura con il vice prefetto Fichera al quale riconosciamo grande senso istituzionale per come ha seguito la riunione di mercoledì scorso”.

Intanto affiorano altri problemi,  a quanto pare si prevedono altri tagli al trasporto pubblico locale che “che dagli attuali  103.394,955 milioni  di euro, passa a 50.824,174 nel 2017, con una previsione di arrivare a 41 milioni di euro nel 2019”.

“Ciò significa – concludono i sindacalisti – che nessun interesse vi è da parte della politica locale a scapito della mobilità catanese”.