Il colpo di scena era nell’aria da mesi: dopo 43 anni di matrimonio ad uccidere Mariella Cimò, la donna di 72 anni scomparsa il 25 Agosto dell’anno scorso da San Gregorio, comune alle porte di Catania, sarebbe stato il marito Salvatore Di Grazia. L’ex informatore scientifico in pensione stamattina è stato arrestato dai carabinieri, sul suo conto solo indizi e una notizia secondo cui tra i due coniugi vi sarebbe stata, prima della scomparsa della donna, una furibonda lite per questioni di gelosia: la signora Cimò, il cui corpo non è stato mai trovato, pare avesse deciso di vendere un autolavaggio self service, di sua proprietà, ad Aci Sant’Antonio, contro il volere del marito, dopo avere scoperto che l’uomo utilizzava lo sgabuzzino della struttura come dependance per intrattenersi con altre donne e consumare rapporti sessuali.  Con la donna era scomparsa anche una grossa somma di denaro, poi misteriosamente saltato fuori dal conto corrente del marito.

Di Grazia che ha 76 anni, è stato più volte sentito dagli inquirenti, ma le sue dichiarazioni sono state ritenute sempre molto lacunose. Alcuni di questi dettagli hanno insospettito gli investigatori, scesi in campo anche i carabinieri dei Ris alla ricerca di indizi: l’uomo denunciò la scomparsa della moglie solo undici giorni dopo. E quel giorno stranamente era sereno, malgrado nei giorni precedenti si fosse mostrato preoccupato dicendo ai nipoti  ”La zia è uscita”, o anche “Mariella è andata a fare la spesa” per motivare il fatto che lei fosse assente.

Nessuno, fra amici e parenti, ha mai creduto alla scomparsa di Mariella Cimò, anche perché la donna provava un amore viscerale per i suoi 19 cani che non avrebbe mai lasciato.  Di Grazia che adesso accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere, secondo la procura avrebbe adottato particolari comportamenti per sviare le indagini come per esempio acquisizione di schede telefoniche anche tramite intermediari inconsapevoli, oltre a suggerire risposte a possibili testimoni.