E’ tornato a splendere e funzionare ieri, su una parete della corte del Palazzo Arcivescovile di Catania, dopo un oblìo durato ben 82 anni, l’ottocentesco orologio solare di Salvatore Franco.
Ad inaugurarlo, dopo mesi di restauro conservativo operato dal Laboratorio Conservazione Beni Culturali “Calvagna Restauri” di Aci Sant’Antonio, sotto l’attenta supervisione di Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di meridiane e orologi solari, è stato l’arcivescovo Salvatore Gristina, davanti a un folto pubblico di studiosi, astronomi e cultori di Gnomonica.

A rappresentare il Cutgana dell’Università di Catania, il coordinatore del Laboratorio Astronomico dell’Ecomuseo Natura e Scienza, Giuseppe Sperlinga.
Il quadrante solare di padre Franco (sacerdote-scienziato originario di Biancavilla, autore tra l’altro del “Calendario Perpetuo”, ingegnoso strumento premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 ed esposto al Museo Diocesano di piazza Duomo) è stato realizzato tra il 1888 e il 1890 con il finanziamento di monsignor Antonino Caff, quando il vescovo era il cardinale Benedetto Dusmet.

L’orologio riporta le ore vere del Meridiano di Catania e le curve a forma di otto, dette “lemniscate”, per calcolare il tempo medio locale. Nella parte superiore del quadrante solare è riportata, rigorosamente in latino, la frase “Horologium solarium catanensium adiunctis horarum lineis ad medium panormitanum tempus” (Orologio solare catanese con l’aggiunta delle linee a tempo medio di Palermo), mentre in quella inferiore campeggia la scritta “Dies nostri quasi umbra super terram et nulla est mora. 1° paralip. XXIX, 15” (Come un’ombra sono i giorni nostri sulla Terra e non c’è speranza di ritardarla o fermarla. 1° libro dei paralipomeni paragrafo 29, versetto 15).

E, ancora: “Si vis tempus viae ferreae heic horae panormi adiunge min. 6’ 28’’ (Se vuoi il tempo delle ferrovie corrispondente al tempo di Palermo aggiungi 6’ 28’’). Quest’ultima dicitura specificava che a quei tempi (prima metà dell’800), ogni città aveva un proprio orario regolato sul proprio meridiano e ciò era sufficiente a regolare le attività delle singole comunità, ma l’avvento della Ferrovia creò numerose problematiche agli utenti.

Nel 1866, il giovane Regno d’Italia, capitale Firenze e capo del governo Bettino Ricasoli, adottò come ora legale per le province peninsulari l’ora del Meridiano di Roma, mentre per la Sardegna e la Sicilia fu adottata l’ora rispettivamente di Cagliari e Palermo. La prima ferrovia costruita in Sicilia riguardò la tratta Messina-Catania, nell’anno 1866.

Soltanto la Sicilia, per regolare i propri orari ferroviari mantenne il meridiano di Palermo fino al 1893. Nella nostra isola, infatti, si verificarono delle discordanze fra l’orario ferroviario, regolato secondo il meridiano di Palermo, e l’orario civile regolato secondo il meridiano di Catania. Il quadrante di Salvatore Franco si può collocare verosimilmente intorno agli anni dal 1888 al 1890 e, dunque, in perfetta sintonia con il sistema orario adottato in quel periodo.