Certo che se Gesù dovesse moltiplicare i pani ed i pesci oggi avrebbe il suo bel da fare. Il pane? C’è chi lo vorrebbe senza glutine, chi ai cinque cereali, chi di segale, chi con farina di kamut, altri con farina di Timilia, con farina di ceci, di soia, di farro, con semi di sesamo o di papavero, insomma “tutto quello che avreste voluto sapere sul pane e non avete mai osato chiedere”. Ed il pesce? Sarà congelato? Avrà passato i test di controllo al mercurio? Mica verrà dalla Cina? Meno male che in Galilea non avevano ancora tutti questi dubbi ed erano già contenti se potevano disporre di un tozzo di pane…

Oggi, invece, dopo tanta opulenza, abituati, soprattutto nelle società occidentali, a soddisfare ogni esigenza del nostro palato, bombardati da MASTERCHEF a tutte le ore del giorno, si registra una sorta di ritorno alle origini: tutto “nature”, che non sconvolga l’ambiente o il ciclo di vita naturale di ogni essere vivente, animale o pianta che sia.

E da qui cominciano i nuovi stili, una giungla di regimi alimentari tra i quali è difficile districarsi, da un lato perchè di una corrente esistono diverse varianti e dall’altro perchè quasi ogni mattina si alza qualcuno e se ne inventa una nuova.

I vegani sono certamente i più noti: io li definisco gli illusionisti, cioè quelli che hanno nel piatto qualcosa che sembra quello che non è. Mi spiego: vedi nel piatto una bella cotoletta con il contorno? Illusione: è una cotoletta di seitan, miglio e soia. Della carne neanche l’ombra.

Poi da Hollywood arriva la dieta crudista: mai cucinare gli alimenti, per carità, altrimenti perdiamo per strada gli enzimi, però poi ci dotiamo di digestivi e antiacidi altrimenti la digestione rischia di concludersi dopo tre giorni.

Ma tra i vegani abbiamo anche  le correnti estremistiche, proprio come in politica: i fruttariani, che si nutrono solo di frutta caduta dagli alberi, non sia mai dal fruttivendolo sotto casa; i melariani che si cibano solo di mele, frutto che, secondo una teoria proveniente dal Kenya, rappresenta la perfezione assoluta.

Potrei continuare all’infinito, ogni giorno ne scopriremmo una nuova.

Ma Catania come reagisce a questo fenomeno? A onor del vero da circa una decina d’anni, in tempi ancora non sospetti, esistono già un paio di ristoranti bio con tendenze vegane. Non ci lasciamo mai cogliere impreparati, nella Milano del Sud. Ovviamente con il passare del tempo e la crescente richiesta di locali alternativi, molti altri ne stanno nascendo e molti ristoratori si sono adattati, dedicando ai piatti vegani anche piccoli spazi all’interno dei loro menus.

L’altro giorno una signora milanese si lamentava che in un piccolissimo bar del centro, dove a stento scorgevo tre pizzette e due arancini, non avessero nulla di vegano, una vergogna, continuava a ripetere. Trovo che la sintesi perfetta stia nella risposta del banconista. Da perfetto catanese, le ha detto: Signora bella, una fetta di carne di cavallo male non ci fa, a noi ancora qui ci piace la parmigiana”