La bilancia, raffigurata sapientemente nella statua che campeggia al palazzo di giustizia di Catania, a volte pende da un lato piuttosto che dall’altro, ma a volte resta in perfetto equilibrio.

Trascinato sino in fondo, quasi a toccare terra, da un’inchiesta della procura, quella salita agli onori della cronaca con il nome di “Treni del gol”, Nino Pulvirenti riemerge, ritorna a in superficie, grazie ad un’altra parte di magistratura, quella amministrativa.

E’ il Cga, il consiglio di giustizia amministrativa con sede a Palermo a ridare il maltolto, chiaramente in termini metaforici, cancellando quel Daspo il provvedimento che vieta si assistere ad uno spettacolo, in questo caso calcistico, ordinato dall’attuale questore di Milano che due anni fa reggeva la questura di Catania. Che in termini pratici significa che Pulvirenti può tornare allo stadio e vedere il Catania dal vivo, anziché in televisione.

In quel frangente, siano a metà del 2015,  con le accuse di compravendita di partite di calcio, il Daspo fu un provvedimento quasi automatico. Oggi a distanza di due anni il Cga, al quale hanno fatto ricorso i legali di Pulvirenti, gli avvocati Giuseppe Gitto e Andrea Scuderi, restituisce all’ex presidente del Catania il passaporto per potere assistere agli incontri di calcio.

Se non conoscessimo Pulvirenti immagineremmo la sospensione del Daspo come un qualunque provvedimento contro il classico tifoso scalmanato, ma analizzando il personaggio sappiamo che l’annullamento del provvedimento ridà all’ex presidente la possibilità di avere tra le mai il giocattolo più importante della sua vita: il Catania Calcio.

A margine c’è però un riflessione da fare: siccome dalla data del Daspo sino ad oggi sono passati due anni e nel frattempo è uscito fuori grazie all’indagine del pm Alessandro Sorrentino, il peggio del Calcio Catania condito con tanto di spregiudicatezza e senso di impunità (basta leggere le intercettazioni dell’inchiesta ‘Treni del gol’) allora sorge spontanea la domanda: basta un provvedimento del Cga (quello che annulla il Daspo) per ridare credibilità ad un presidente che non ha voluto vendere il Catania tenendolo stretto a sé forse con l’intento di ritornare a bordo campo, come se nulla fosse successo? E poi: i catanesi saranno contenti che Nino Pulvirenti torni allo stadio in uno dei momenti meno brillanti della storia sportiva del club rossazzurro? Chi vivrà vedrà.