Verranno celebrati oggi alle 16 al Duomo di Catania, i funerali di Salvatore Crisafulli, il disabile catanese 47enne affetto da “sindrome locked in”, deceduto ieri per un arresto cardiaco. La sua storia, aveva fatto il giro del mondo, provocando lo stupore della comunità scientifica internazionale.

Salvatore, vittima di un grave incidente stradale nel 2003, era uscito dal coma due anni dopo, svelando che sebbene i medici lo ritenessero “paziente in stato vegetativo, non contattabile” lui riusciva in realtà a percepire e comprendere tutto quanto gli accadeva intorno.

Il fratello Pietro, che insieme a lui ha fondato nel 2009 la onlus Sicilia Risvegli, impegnata a sostenere pazienti affetti da stati comatosi e post-comatosi e gravi malattie neurodegenerative, annuncia che presenterà un esposto contro l’Asp di Catania per “omissione di soccorso”.

Salvatore respirava a fatica e già lunedì i suoi familiari avevano presentato proprio all’Asp richiesta urgente per consulenza pneumologica domiciliare, ma i medici non sono mai arrivati.
Pietro Crisafulli, malgrado il momento di estremo dolore, sa di avere una grande responsabilità, quella di continuare a lottare in nome di Salvatore che non ce l’ha fatta e delle migliaia di disabili gravi che vogliono vivere un’esistenza dignitosa.

“La morte di Salvatore – dice – è straziante sopra ogni cosa, ma io non mi fermo. Devo farlo per lui, per tutti quelli che vogliono vivere”.
L’ultima delle battaglie di Salvatore e Pietro riguarda infatti le cellule staminali mesenchimali, la cui infusione in Italia è al momento bloccata a seguito di una inchiesta della Procura di Torino “per dubbi di metodo e nessuna certezza scientifica”. Dunque, per sottoporsi a trapianto di staminali c’è un’unica via: presentare ricorso al giudice del lavoro della propria città di residenza affinché valuti l’opportunità di imporre agli Spedali Civili di Brescia – unica struttura autorizzata sul territorio nazionale – di procedere con il trattamento.

Anche Salvatore lo aveva fatto, iniziando il 12 febbraio l’iter a suon di carte bollate e tribunali che gli avrebbe permesso di curarsi. Il giudice avrebbe dovuto pronunciare la sentenza il 16 aprile, ma Salvatore purtroppo non ce l’ha fatta.

A fare ricorso insieme a lui, anche i familiari di Giuseppe Marletta, l’architetto catanese in coma da due anni a causa di un errore medico. Dopo la morte di Salvatore, il giudice Mario Crupi ha deciso di anticipare di un mese, fissandola al 12 marzo, l’udienza sul caso Marletta, per il quale era atteso pronunciamento insieme alla sentenza riguardante Salvatore.