cosa bolle oltre l'oreto
Dopo l’uragano Orlando,
Bianco e Musumeci scaldano i motori

La storia non si fa con i se o con i ma. Eppure, dopo il voto palermitano che in prima battuta ha incoronato Orlando, sulla sponda orientale della Sicilia addetti ai lavori e osservatori neutrali si chiedono cosa sarebbe successo nel 2008 se anche a Catania si fosse votato con la nuova legge elettorale e soprattutto come potrebbero andare le Comunali in programma l’anno prossimo.
Interrogativi legittimi. Dalle elezioni di domenica e lunedì scorsi sono arrivati alcuni dati inequivocabili. Il primo: gli elettori hanno preferito Orlando, confermando ancora una volta quanto sia radicato nel corpo elettorale il ricordo della primavera palermitana, di cui il professore è stato il principale attore. Un successo, quello del portavoce dell’Idv reso possibile anche dalla nuova normativa che prevede il voto disgiunto. Che non era previsto nel 2008 all’epoca del voto catanese. In quell’occasione Musumeci sostenuto da una sola lista civica accarezzò il sogno di arrivare al ballottaggio. Grazie all’effetto trascinamento delle diverse liste collegate Stancanelli evitò il secondo turno, scongiurando così il rischio di una sconfitta, molto probabile a detta di molti, in virtù del gradimento degli elettori per l’ex presidente della Provincia, protagonista della primavera di Catania insieme a Enzo Bianco, che sedeva a palazzo degli Elefanti.
A distanza di quasi un decennio da quella stagione così intensa che risvegliò dal torpore e rilanciò la città etnea ripiegata su se stessa dopo il periodo cupo dei cento morti ammazzati all’anno, Musumeci conta ancora su un consenso trasversale tanto tra gli elettori quanto in molti settori del centrodestra. A cominciare dal coordinatore regionale del Pdl Castiglione che un paio di giorni fa dopo l’attacco frontale di Stancanelli che gli ha addossato la responsabilità dell’arretramento del partito, ha scaricato l’attuale primo cittadino rilanciando la candidatura a sindaco di Catania dell’ex sottosegretario al Lavoro e leader de La Destra siciliana.
Musumeci, ringalluzzito anche della nuova legge elettorale che gli dà grandi chance anche in caso di nuova candidatura autonoma, incassa le parole di apprezzamento di Castiglione e si dice pronto a mettersi al servizio della città. Ma l’ex coordinatore regionale di An non è l’unico a riscaldare i motori in vista delle Amministrative dell’anno prossimo. Anche l’altro attore protagonista della primavera catanese, Enzo Bianco, non fa mistero di puntare a un ritorno a Palazzo degli Elefanti. Il senatore del Pd ha definito “straordinario” il risultato di Orlando, pregustando quanto potrebbe avvenire tra pochi mesi all’ombra dell’Etna. Tra i democratici scalpita anche il parlamentare Giuseppe Berretta, figlio di Paolo che fu vicesindaco di Bianco. Il candidato del centrosinistra, nonostante la figuraccia di Palermo, dovrebbe uscire dalle primarie. Che stando a quanto detto sia da Castiglione che da Stancanelli saranno celebrate per la prima volta dal Pdl e alle quali potrebbe concorrere anche Salvo Pogliese, golden boy della destra cittadina. Le primarie dei due schieramenti, a meno di clamorose sorprese, dovrebbero incoronare sia l’ex ministro dell’Interno sia l’ex sottosegretario al Lavoro. A meno di un cambiamento degli attuali scenari, che non è affatto da escludere in politica, specie di questi tempi. Mutamento che potrebbe anche portare Bianco e Musumeci a scegliere di correre da soli contro i candidati ufficiali dei rispettivi schieramenti. Staremo a vedere come andrà a finire.
Un altro dato inequivocabile che arriva dal risultato elettorale del 6 e 7 maggio scorsi riguarda l’intera classe dirigente siciliana. Palermo ha preferito Orlando. Ha dato fiducia a un sessantenne anziché candidati più giovani come Ferrandelli, Costa e Aricò. L’usato sicuro, il candidato radicato sul territorio che prevale sul nuovo che avanza o che dovrebbe avanzare. A Catania potrebbe succedere lo stesso. Tanto di cappello a Orlando, Musumeci e Bianco se a distanza di quasi un ventennio dall’inizio delle rispettive esperienze amministrative, sono ancora sulla cresta dell’onda e offrono ai cittadini garanzie di affidabilità e di buon governo. Ma se dietro i big c’è poco o niente non stiamo messi bene proprio bene e c’è poco da stare allegri.



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