A noi appare tutto ovvio. Noi che con questo gigante ci viviamo da sempre, ne respiriamo gli odori, ne sentiamo l’energia. Ma forse anche noi etnei dovremmo ricordarci più spesso che viviamo adagiati sulla montagna vivente più imponente d’Europa.

L’Etna ha un cuore di fuoco che nei secoli ha travolto città e modificato paesaggi. Sta sempre là e nei secoli continuerà a fare il proprio onesto lavoro di vulcano che erutta, scuote, travolge e a volte ferisce.

Merita rispetto a’ Muntagna. E forse lo dimentichiamo.

L’episodio di ieri, tuttavia, ha per noi etnei il fascino perverso di essere il primo evento di cronaca che si consuma nell’era dei social, dove tutti condividono tutto ed un fatto normale (per carità finito giustamente nelle colonne della cronaca a causa dei feriti) come un’esplosione su un vulcano attivo diventa il finimondo.

Si è sentito parlare – specie in alcune trasmissioni nazionali – addirittura di crateri che esplodono (!?), fenomeni che probabilmente accadono ad altre latitudini dove si convive, proprio come da queste parti, con la forza e l’energia di un vulcano che tuttavia ha caratteristiche diverse dall’Etna.

Ciò non vuol dire che sul nostro Gigante la tranquillità regna sovrana. I fatti di ieri ci smentiscono, ma al tempo stesso confermano che un episodio imprevedibile può essere gestito limitando al massimo i danni: chi è rimasto ferito, infatti, se l’è cavata con qualche escoriazione o con delle ammaccature.

Oltre ai vulcanologi e agli uomini delle forze dell’ordine che operano sul vulcano, Guardia di finanza, forestale, polizia, carabinieri e soccorso alpino civile, chi conosce alla perfezione ogni sasso dell’Etna sono le guide. I primi a rispettare a’ Muntagna. Lo spiega bene il sindaco di Nicolosi, Nino Borzì dicendo che “è grazie alla loro esperienza – spiega Borzì – alla loro professionalità e alla tempestività con cui si sono mossi che hanno potuto mettere subito tutti in sicurezza”.

Per il primo cittadino di Nicolosi “questa esperienza conferma la necessità di rispettare al massimo il vulcano, e di accedere alle zone sommitali soltanto in massima sicurezza, con guide professioniste, perché – rileva – i divieti vanno fatti rispettare”.

L’incidente di ieri è avvenuto circa 2650 metri in località Cisternazza, sul versante meridionale dell’Etna , un’area lontana dalle piste da sci e che rientra nella fascia della ‘zona gialla’ dove l’accesso è consentito se accompagnati da guide turistiche.

Insomma, l’Etna in eruzione è come un bellissimo cane che vive uno stato irrequietezza: ne ammiri la potenza, magari la ferocia, ma basta prestare attenzione per godere della sua imponente magnificenza.

Quanto al sensazionalismo, beh anche a questo, noi etnei, siamo abituati. Durante l’eruzione 2001, quando Mark Zuckerberg aveva 17 anni e i social erano un miraggio, spuntò fuori – chissà come – la notizia di migliaia di sacche per cadaveri…Ad ogni modo noi siamo ancora qua. Come l’Etna.