i retroscena della morte di Stefania e di nonno Paolo

Il film della folle strage di Licodia Eubea

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28 dicembre 2011 -  I fidanzati che litigano al primo piano del modesto appartamento di via Cairoli, a due passi dalla piazza centrale del paese, Licodia Eubea. Prima le grida, poi lui esasperato per un amore in liquidazione afferra il coltello che ha portato con sé e trafigge una, due, tre volte Stefania, da quattro anni la sua inseparabile compagna malgrado i suoi impegni universitari a Roma, alla facoltà di medicina e chirurgia a “La Sapienza” lontano dalla facoltà di lettere moderne a Catania frequentata da lei.

Stefania Erminia Noce muore in una pozza di sangue nella cucina di casa, tra le grida della nonna che spaventata dalla furia assassina di Loris Gagliano, il fidanzato di sua nipote: l’anziana donna capisce subito che Loris è fuori di testa e chiama la figlia, la mamma di Stefania che per un caso è lontana da casa.


E’ nella stazione dei carabinieri dove sta denunciando la manomissione dei freni che qualcuno, forse Loris, di notte ha provocato nell’auto di Stefania, quando squilla il telefonino. L’anziana donna di 72 anni grida a squarciagola: “vieni presto, qui Loris ci sta ammazzando tutti…”. Nel frattempo il giovane studente universitario in preda alla follia cambia vittima, si scaglia contro il nonno Paolo Miano: lo ferisce alle braccia con quel coltello affiliato e appuntito, ma lui non demorde, grondando sangue da tutto il corpo, sospinto dalla voglia di proteggere la sua famiglia, si trascina sino in camera da letto.

Apre l’armadio e afferra il fucile da caccia, sono gli ultimi istanti di vita, prima che Loris lo finisca con l’ultimo fendente alle spalle. Morirà anche lui in una pozza  di sangue. Loris Gagliano non è ancora sazio di vendetta: per ultima affronta la nonna che colpisce con il coltello ripetutamente al petto, ad un polmone e poi in faccia e in testa. La nonna si salverà per un miracolo. Sono attimi di efferata violenza che si interrompono quando Loris decide di lasciare Licodia Eubea forse timoroso dell’arrivo imminente dei carabinieri.

Vagherà per tutto il pomeriggio sino alle 18 quando i militari lo intercettano ad Acate sul lungomare Maccari: ha gli abiti ancora sporchi di sangue, lo sguardo smarrito e sul punto di farla finita sta meditando il suicidio. Dentro l’auto quattro coltelli appunti come quello utilizzati per uccidere.

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