alla ricerca dei 'grillini' catanesi
Il Movimento 5 stelle c’è. Diviso ma c’è…
Ci sono. Non sono tanti e non si vedono molto in giro. La piattaforma, principalmente, è quella della rete. Ma ci sono. Mettendola sull’ironico verrebbe da pensare alla scena di un ‘cult’ della commedia cinematografica italiana, ‘Non ci resta che piangere’, quando Troisi e Benigni, si imbattono nel ‘doganiere’ dell’epoca che ripeteva continuamente: “Quanti siete? Cosa portate? Sì ma da dove venite? Un fiorino!”. Scherzi a parte, il ‘Movimento 5 Stelle’ catanese c’è. Se l’onda ‘grillina’, cavalcando la crisi e il grave malcontento che serpeggia nel Paese, si pone come la terza forza politica italiana con sindaci e consiglieri per lo più in ‘alta Italia’, nell’Isola, oltre all’esperienza di Riccardo Nuti alle comunali palermitane, il Movimento del comico genovese non ha esattamente fatto breccia. Almeno ‘mediaticamente’. Nel capoluogo etneo, così, anche in vista delle comunali che si terranno tra meno di un anno, abbiamo voluto saperne di più intervistando il portavoce Tommaso Currò.
In Sicilia il vostro Movimento non sembra ‘sfondare’ come in altre parti del Paese. Perchè?
“Non mi meraviglio tanto. Soffriamo di arretratezza sotto ogni profilo. Da quello della partecipazione alle dinamiche della politica, siamo affetti da un gap notevole. In altre regioni come ad esempio l’Emilia o il Veneto, il sentire della collettività verso le dinamiche in evoluzione della società e della politica sono molto più avanzate”.
A Catania ci siete da circa sette anni. Da quello che si apprende, l’unità non regna sovrana.
“Il Movimento 5 Stelle rappresenta, come risaputo, una evoluzione di quella che fu la prima esperienza di Beppe Grillo, quella dei ‘grilli dell’Etna’ per intenderci. A Catania, come in altri centri, vi sono quindi due diverse anime che, nate in tempi differenti, hanno diverse sensibilità e spinte motivazionali. A Catania ci siamo ma la realtà, di fatto, è ‘spacchettata’, divisa. Ma questo non preclude il fatto che ciascun gruppo non possa fare gli interessi dei cittadini. Anche perchè entrambi i gruppi sono animati da uno stesso spirito che è quello del movimento nazionale”.
Non sembra facile trovare una ‘sintesi’.
“Abbiamo tentato una riunificazione ma i problemi sono rimasti”.
Perchè?
“In un percorso che nasce dal basso, ci possono essere diversità di vedute. Beppe Grillo ha il grosso merito di aver inventato qualcosa di rivoluzionario. Parliamo di un movimento che dovrebbe abbattere quelli che sono dei ‘muri di gomma’ che risiedono tra i cittadini e le rappresentanze che sono poi i sistemi burocratici dei partiti. Grillo non ha mai, però, stilato un regolamento attuativo ferreo lasciando a ciascun movimento cittadino di muoversi liberamente, di ‘autoregolamentarsi’ nell’alveo di poche regole chiare. Tutto questo pone determinati rischi come quello di una sorta di ‘infiltrazione’ di mentalità, se vogliamo utilizzare un termine forte, anche ‘anarcoide’”.
A Catania per questo si è registrata anche una ‘espulsione’.
“Si. A causa di un eccesso di personalismo che ha creato problemi diventati ostativi per le attività del movimento. Parlo di un ragazzo che era già stato ammonito per atteggiamenti di slealtà palese. In qualità di portavoce del Movimento catanese ho assunto una decisione ‘forte’, impopolare”.
Per contarvi. Quanti sono i ‘grillini’ catanesi?
“A Catania, solo capoluogo, ci sono 1707 iscritti ‘internauti’. Ogni meet-up è espressione di una assemblea che è sovrana nel proprio territorio, ovvero, realtà comunale. Nell’altra ‘anima’ del movimento ve sono circa 500 per una totale che supera i 2.000 iscritti. Una minima frazione, invece, partecipa al movimento per trasformare la propria posizione da simpatizzante ad attivista. Dopo cinque eventi di partecipazione si diventa attivista. Per noi questo è uno strumento di buon senso”.
E gli attivisti quanti sono?
“Una quarantina”.
In provincia, invece?
“I gruppi che maggiormente operano sul territorio sono quelli di Paternò. Ragazzi giovanissimi con un alto senso di responsabilità e grande capacità del fare. Poi abbiamo Caltagirone, Acireale e come realtà minori si stanno attivando Mascalucia, Misterbianco, Vizzini, Scordia e Lentini- Carlentini. Il primo luglio scorso, nella sera della finale degli europei di calcio, abbiamo tenuto al ‘centro Zo’ di Catania un primo incontro a livello provinciale alla presenza di oltre 250 persone. Un dato per noi importante”.
Tra meno di un anno si vota a Catania. Come state lavorando?
“Sul territorio come sempre. Ma per ora i nostri sforzi sono concentrati in vista delle regionali”.
Perchè un siciliano dovrebbe avvicinarsi al Movimento 5 Stelle?
“Invito i siciliani ad interessarsi maggiormente alle attività che già stanno sperimentando il movimento sia a livello comunale e regionale. In tal senso penso al Piemonte, alla Lombardia e al Veneto. Abbiamo bisogno di replicare nella nostra terra, afflitta da problematiche secolari, esempi positivi e pratici come quelli esistenti in altre realtà. Basta fatalismo”.
Quali per voi le priorità per l’Isola?
“Il turismo, la tutela e la salvaguardia del territorio, sviluppare una industria sana, lavorare sulla legalità, sulla partecipazione democratica dei cittadini, migliorare i trasporti, rinnovare le città”.
Cose francamente già sentite da decenni da politici di ogni colore ed estrazione.
“Hai ragione. Ma esorto i siciliani, e lo ribadisco con decisione, di andare a guardare l’esperienza del Movimento che si sta vivendo in altre regioni. Solo così si capirà che non c’è bisogno di parole e di promesse…”.



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