“Il Prg della città va fatto”. Lapidario il commento e la posizione dei vertici dell’associazione commercianti di Catania che rispondono all’Amministrazione che in più di un’occasione ha immaginato l’organizzazione dello strumento urbanistico nell’ambito della città metropolitana.

“Le ragioni per cui il PRG di Catania debba essere fatto – afferma il presidente dell’As.Com Confcommercio Catania Giovanni Saguto – stanno nel rispetto delle attuali normative che prevedono l’obbligo di redigere lo strumento urbanistico, così come confermato dalla Regione Siciliana anche con riferimento ai comuni dell’area metropolitana nel corso di una corrispondenza con lo stesso Comune di Catania”.

Aggiunge Saguto nella nota: “Non riusciamo, infatti, ad immaginare svincolato dalla visione d’insieme che deriva dal Prg il programma che avrebbe elaborato il comune in ordine alla realizzazione di un master plan dal porto a piazza Europa: su questo programma stranamente non varrebbero le enunciazioni sull’area metropolitana ne il riferimento ad un PRG. Sinceramente è incomprensibile”.

Confcommercio plaude, invece, all’incontro organizzato con le forze sociali cittadine dal vice presidente vicario Sebastiano Arcidiacono e della commissione urbanistica, in cui è emersa la necessità di approvare il Prg.

“Aggiungiamo – si legge ancora nella nota di Confcommercio – che bisogna redigere anche il piano commerciale e di quello delle aree pubbliche in quanto strumenti di gestione del territorio. Va fatto un PRG che escluda un consumo del suolo, che permetta ed organizzi l’utilizzo degli involucri esistenti, che intervenga in termini di servizi, che affronti l’atavica questione degli involucri abbandonati da decenni”.

Intanto ha preso corpo ed è ad uno stadio avanzato la procedura di approvazione del piano di dettaglio del centro storico in attuazione della l.r.13/2015. Anche in questo caso la visione di Confcommercio è critica.

“E’ un piano senz’anima – dichiara Francesco Sorbello vice direttore provinciale dell’associazione –  e privo di una visione strategica sul ruolo che deve avere il centro storico, sui contenuti e funzioni che alcune aree devono ospitare e, pertanto, sulle relative destinazioni d’uso”.

Secondo Sorbello “nelle aree di rifunzionalizzazione, ovvero gli ospedali da dismettere, non ci sono scelte strategiche e chiare. Vengono previste tutte le funzioni, dalla residenziale alla ricettiva alla direzionale e commerciale. Addirittura nell’ambito definito H3, quello del Vittorio Emanuele, la funzione di campus universitario, insieme a quella ricettiva e di intrattenimento e svago, avrebbe dovuto costituire una funzione esclusiva e caratterizzante in simbiosi con il polo universitario: viene prevista, invece, anche la funzione residenziale. Insomma si potrà fare di tutto e di più”.

Vero è che non siamo di fronte ad un piano urbanistico – dice Sorbello – ma qualcosa di più si poteva fare in tema di parcheggi in centro storico visto che è conclamato il deficit anche rispetto agli standard urbanistici. In tal senso si potrebbe destinare il Santo Bambino esclusivamente a questo uso a servizio del polo universitario”.