Accontentare i pidiini senza scontentare i miccicheiani.

Questo il rebus che il governatore di Sicilia Raffaele Lombardo proverà a sciogliere nelle prossime ore, in giro per l’Italia tra feste di partito ed incontri estemporanei. Perché il Pd, è bene sempre ricordarlo, è il primo gruppo parlamentare all’Ars forte di 28 deputati su novanta, e ovviamente determinante per qualsiasi tipo di votazione.

Il Pd in questi giorni ha alzato il tiro e chiesto la testa, politica, degli assessori del Pdl Sicilia, Michele Cimino e Titti Bufarceci, ed una sconfessione dell’alleanza nazionale con Berlusconi. Gianfranco Miccichè ha replicato duro: “Mai col Pd in giunta. La maggioranza dei siciliani ha votato per un’altra coalizione”.

In questo botta e risposta, lo stesso Lombardo ha più volte dichiarato che la soluzione sarà quella di varare un governo esclusivamente tecnico e appoggiato da un patto di legislatura fra i gruppi parlamentari, possibilmente anche con la new entry dell’Udc.

Ha anzi preannunziato che la settimana prossima sarà decisiva: prima dell’apertura della sessione autunnale dell’Assemblea, prevista per martedì 14, nascerà il “Lombardo poker”, anzi “Quater” come lui stesso ci ha più volte precisato. Chissà se sarà davvero così.

Il recente valzer delle nomine dei sovrintendenti e dei direttori ai Beni culturali ha spianato la strada alla nuova formazione. In questa occasione il presidente ha accontentato proprio tutti, a partire dai pidiini inseriti in alcune piazze chiave come Palermo. E non v’è dubbio che nel “Quater” l’area del partito di Lupo e Cracolici verrà allargata.

“Del resto noi non siamo l’Avis- ci scherza su Nino Di Guardo, uno dei deputati che maggiormente ha spinto verso l’ingresso del Pd in maggioranza-, non possiamo continuare a fare i donatori di sangue. Bisogna varare definitivamente il governo delle riforme”.

In subbuglio il gruppo del Pdl Sicilia, che in realtà ha già tre componenti: i sei del fondatore di Forza Italia in Sicilia, i quattro della rinforzata componente di Dore Misuraca, Marinese più i tre catanesi Scammacca, Cristaudo e Nicotra, ed i cinque della componente finiana capitanata da Scalia.

Sullo stesso gruppo grava la mannaia delle decisioni che lo stesso Fini comunicherà domani dal festival di Mirabello: una scissione totale dalla casa madre comporterebbe automaticamente la nascita di “Futuro e libertà” anche a Sala d’Ercole.