Sono circa mille i posti di lavoro persi e altrettante le Casse integrazioni concesse. Innumerevoli le famiglie sul lastrico. Un vero è proprio bollettino di guerra quello che si sta registrando nel corso degli ultimi mesi a Palermo e provincia. Un settore, quello commerciale strozzato dai colossi della Grande distribuzione che nel giro di poco più di tre anni ha rivoluzionato non solamente il paesaggio urbanistico del capoluogo siciliano ma anche il modo di fare acquisti dei palermitani. Forum, Poseidon, La Torre e adesso la new entry Conca d’Oro, sono i centri commerciali che in poco tempo hanno divorato la piccola distribuzione palermitana. Una situazione drammatica che vede come protagonisti indiscussi i piccoli e medi negozi, troppo piccoli per competere con i giganti del commercio. Uno scenario certamente differente rispetto a quanto accaduto più di dieci anni fa nella città etnea. L’interland catanese, infatti, ha conosciuto uno sviluppo commerciale progressivo e molto più vasto di quello palermitano ma che, a differenza di quanto accaduto nel capoluogo siciliano, si è ramificato e insediato sul terriorio lentamente, permettendo anche ai piccoli negozi, anche se all’inizio con qualche difficoltà, di diventare anch’essi competitivi, riuscendo a conquistare una convivenza leale che ha permesso lo sviluppo economico di tutto il territorio etneo.

L’altra faccia della medaglia invece è Palermo, dove lo scenario che si prospetta per chi dalla periferia giunge nel bellissimo centro storico del capoluogo è quello fatto di strade semideserte dove ad avere la meglio è la cartellonistica con su scritto “Chiuso per fallimento”. Un boom commerciale selvaggio che non ha lasciato scampo nemmeno a chi, almeno così si credeva, era un leader del commercio nostrano: Grande Migliore, megastore di elettrodomestici, oggettistica e tecnologia con sedi sparse a Palermo e a Trapani ha chiuso i battenti mettendo dal marzo scorso in Cassa integrazione per 12 mesi circa 261 dipendenti. Gente che nel corso degli anni si è costruita una vita, una famiglia e che adesso si ritrova senza più un’occupazione. Dopo 84 anni di attività, partita da un piccolo negozietto di ferramenta, Grande Migliore non ce l’ha fatta. Fonti sindacali parlano di una possibile acquisizione del gruppo da parte di Casa Crea e Media World, ma è ancora tutto da verificare.

La stessa sorte sta per toccare anche a un altro leaer dell’high tech di Palermo e non solo, Max Living del gruppo Electromarket Li Vorsi. A rischio circa 250 dipendenti. Per gli operai è prevista la Cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre. Da poco più di una settimana è cominciata la svendita totale della merce. Max Living, infatti, è in liquidazione e hanno gia chiuso i battenti i negozi di Alcamo e Castelvetrano. Fonti sindacali fanno sapere che i Commissari liquidatori e gli stessi soci, sono già stati nominati e l’azienda dopo la vendita di tutta la merce ancora in magazzino chiuderà per sempre. Dal 1 agosto tutti i lavoratori potrebbero restare a casa, almeno che, come riferito dalle sigle sindacali, non si provveda all’acquisizione del gruppo.

Si parla gia di possibili acquirenti e si ipotizza che il gruppo Li Vorsi potrebbe essere acquisito da Mediamarket spa, grande catena di elettrodomestici leader in Europa con i marchi Media World e Saturn. L’azienda però non si pronuncia e fonti sindacali affermano che nessuna decisione è stata presa. Dalla relazione dei consulenti sono emersi, inoltre, diversi problemi: dall’erosione dei margini di guadagno a seguito della concorrenza nel campo degli elettrodomestici dei grandi centri commerciali, alla chiusura dell’incrocio di via Perpignano che per Max Living ha determinato la dispersione della potenziale clientela per la difficoltà di attraversare l’asse viario. Dal 2007 ad oggi l’azienda ha subito pedite di fatturato pari all 45%. Un vero e proprio collasso che ha portato il gruppo Li Vorsi lentamente al fallimento. Una situazione non facile quella dei 250 dipendeti del gruppo. Per molti, infatti, già a partire dal mese di febbraio è partita la CIGS, ovvero la Cassa Integrazione Guadagni Straordinari in deroga fino al 31 dicembre che molti ancora non hanno percepito, ovvero risultano in cassa integrazione ma in realtà sono rimasti senza il posto di lavoro e senza stipendio. Altro grande marchio che ha visto chiudere molti punti vendita è la Coop. Le società cooperative che gestiscono ben tredici supermercati del marchio sono la Coop 25 aprile e Primo Maggio inglobate di recente nella Super Coop Sicilia. Gli operai che rischiano di perdere il lavoro a causa della cessione dei punti vendita fuori perimetro, ovvero che non rientrano nelle grandi aree commerciali come i supermercati del centro, sono circa 164.

La contestazione, inziata mesi fa da un gruppo di operai che hanno occupato il tetto del centro commerciale Forum di Palermo impedendo l’accesso alla annessa Ipercoop, nasce dal piano di riorganizzazione della cooperativa di consumo siciliana di Carini, con la chiusura di 7 supermercati su 13. A febbraio i punti vendita chiusi furono quelli di viale Michelangelo, via Vigo a Palermo e della cittadina di Alcamo. A marzo i supermercati di Mondello, via Sagittario e Mazara del Vallo. Nonostante le proteste la Super Coop Sicilia, ha deciso di tirare dritto per la sua strada: chiusura di sei punti vendita su tredici (c’è la sede inclusa) tra Palermo e provincia e conseguenti 92 esuberi strutturali: “Se da un lato si rischiano licenziamenti – dice Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Palermo – dall’altro si aprono sempre con il marchio Coop grandi negozi nei centri commerciali (Ipercoop al centro commerciale Forum e La torre -entrambi a Palermo) e pertanto risulta difficoltoso comprendere perché non siano stati utilizzati i suddetti lavoratori che rischiano di restare senza lavoro”. Attualmente 90 lavoratori in esubero sono stati riassorbiti. Permane, comunque, fa sapere la Fisascat Cisl, molta preoccupazione per i circa 100 lavoratori dei negozi fuori perimetro.

L’allarme chiusura negli ultimi mesi però si è esteso anche al settore turistico. A farne le spese sono molti hotel storici di Palermo: “Ad oggi – continua Mimma Calabrò – a rischio sono lo storico hotel Jolly, l’hotel Sole che ha già chiuso, l’hotel Centrale, in Cassa integrazione anche molti dipendenti di Villa Igea, anche la storica casa editrice Flaccovio ha dei problemi. Quelli che abbiamo sotto gli occhi sono solo i grandi magazzini, ma all’interno dei grandi centri ci sono molti piccoli negozi che sfuggono al controllo. La mortalità aziendale è altissima. A Catania anche presso la Aligroup ci sono circa 100 persone in Cassa integrazione. I grandi centri commerciali aprono mentre i piccoli chiudono”.

Si allunga anche la lista delle chiusure d’eccellenza come quella del prestigioso negozio di calzature e accessori Schillaci in via libertà. Il negozio di calzature di lusso ha chiuso i battenti ufficialmente il 14 aprile scorso liquidando tutta la merce. Il punto vendita inaugurato nel 2001 rappresentava un must nella vendita di calzature e accessori di grandi firme e made in Italy . Ma non è l’unica chiusura eccellente nel centro di Palermo. Ad oggi hanno cessato l’attività la Botteguccia, la Valigeria Vitale, tre punti vendita della storica cartoleria De Magistris Bellotti e anche Tessilcora, azienda fondata nel 1947 dalla famiglia Sansone è giunta alla terza generazione.

Dopo 70 anni di attività anche il leader dell’abbigliamento e delle calzature del capoluogo siciliano situato in via Cavour chiude i battenti al suo posto, in autunno dopo i lavori di ristrutturazione, sbarcherà un ristorante Burger King. La ditta ha subito una progressiva contrazione delle vendite causata anche dalla nascita dei centri commerciali. Nove sono i dipendenti a perdere il posto di lavoro: “La speranza – conclude Mimma Calabrò – è quella che le grandi aziende e le multinazionali non lascino morire i piccoli e medi negozi palermitani e siciliani e che acquistino dunque queste attività commerciali per garantire un futuro a questi lavoratori e per far si che le eccellenze del nostro territorio non spariscano per sempre”.