Dopo una notte di dati, eletti e presunti tali, prendiamo atto che abbiamo scherzato e ricominciamo tutto daccapo. Potrebbe sembrare una barzelletta, ed invece non lo è; è il frutto di una legge elettorale nata male e scritta peggio, priva delle istruzioni corrette per componenti di seggi e uffici elettorali dei comuni, mai spiegata fino in fondo a partiti ed organi d’informazione.
Si, perché le percentuali girate e pubblicate fino ad ora sono, nella stragrande maggioranza dei casi, fasulle, visto che nessuno ha pensato di calcolare, per il raggiungimento del quorum che indica la soglia della vittoria al primo turno per i candidati sindaci, anche le schede ritirate dagli elettori, ma sulle quali nessuna preferenza è stata espressa per nessun candidato sindaco.
Una scelta dell’elettore che, se fino all’anno scorso era neutra visto che il voto si assegnava automaticamente al candidato sindaco cui la lista per il consiglio comunale era collegata, oggi produce invece l’effetto di rendere tecnicamente non espresso il voto per alcun candidato sindaco, contribuendo però ad innalzare il quorum per determinare la soglia della vittoria al primo turno.
Ecco allora che tramontano le vittorie già festeggiate di Misterbianco, Castelvetrano, Scicli, Sciacca, solo per citarne alcune, che si trasformano in altrettanti ballottaggi.
Oltre alla cattiva figura, per gli uffici elettorali della Regione anche un grave errore tecnico amministrativo: quello di non aver supportato il Parlamento indicando che, qualora si decideva di votare la legge poi esitata, bisognava emendarla prevedendo quattro schede, una per l’elezione diretta del sindaco, una per l’elezione diretta del presidente della circoscrizione e due per l’elezione rispettivamente dei consiglieri comunali e dei consiglieri circoscrizionali.
Ed invece ecco l’ennesimo pasticcio. Insomma, in questa Sicilia manco le elezioni sappiamo fare.