Riflessione sulla provocazione di Borghezio
La Sicilia e il sogno americano

Noi che siamo cresciuti con Happy Days, i Chips e l’A-team. Noi che abbiamo consumato i dischi di Bruce Sprignsteen, Madonna e i Rem. Noi che vedevamo ‘Easy rider’ e sognavamo la California. Noi che mettevamo i jeans facendoli diventare la seconda pelle e ci pettinavamo alla Elvis per sembrare trasgressivi. Noi che mangiavamo i medaglioni ma li chiamavamo hamburger. Noi che avevamo le musicassette di Toto Cutugno, ma ballavamo il rap. Noi che siamo diventati ‘cool’, ‘fashion’, ‘easy’. Insomma noi, italiani da nord a sud, che siamo stati indottrinati inconsapevolmente dalla cultura americana succhiandone la quintessenza del consumismo e rimanendone travolti.
L’europarlamentare della Lega, Mario Borghezio, che ieri ha proposto – a suo modo – la vendita agli Usa della Sicilia probabilmente non si è reso conto che gli americani hanno da tempo ‘comprato’ l’intero Belpaese, lo hanno adoperato in modo acuto durante la guerra fredda e lo considerano ancora un’ottima piattaforma logistico-militare. La provocazione del deputato leghista probabilmente serve a riscaldare la platea padana, ma guardando la storia degli ultimi sessanta anni è facile comprendere come l’Italia, pur non sapendolo, è sempre stata una sorta di cinquantunesima stella della bandiera americana.
I programmi scolastici di storia attraversano il Novecento italiano, ma per questioni di tempo si fermano alla Seconda Guerra Mondiale tralasciando ciò che accadde in Sicilia subito dopo il conflitto. I moti separatisti, la voglia di autonomia, la possibilità di diventare realmente americani con tutti i benefici ma anche con tante contraddizioni tipiche degli States (come l’assicurazione sanitaria o peggio la pena di morte), sono temi che vengono solo sfiorati. La proposta bizzarra di Borghezio, paradossalmente, diventa un’opportunità per andare a rivedere quel periodo storico, per capire chi ci ha perso e chi invece ci ha guadagnato.



commenti
Facebook