La sigaretta elettronica fa male? Sembrerebbe di si, almeno dagli studi condotti da varie università italiane e straniere.L’unica a sostenere la tesi contraria è l’università di Catania come riportato in una intervista fatta da Filippo Barone sul ‘Fatto Quotidiano‘. I test degli studiosi sembrerebbero tutti a sfavore della tesi etnea: dubbia capacità di aiutare a smettere, incentivo a fumare anche dove la sigaretta è vietata e presenza di alcune sostanze aromatiche, in alcuni casi, più pericolose del tabacco. L’Istituto mondiale per la sanità nel 2010 è categorico: la sigaretta elettronica fa male e danneggia le strategie in atto nella lotta contro il fumo. Prudente anche l’Istituto superiore di Sanità dopo aver analizzato 37 studi scientifici internazionali. L’ultima relazione a Vienna qualche mese fa mostrava come i polmoni di fumatore elettronico funzionino peggio.

A fianco dell’Università catanese il volto il volto sereno Giorgio Mastrota. Il conduttore noto per le televendite di materassi è passato alla promozione di una sigaretta elettronica, prodotta dalla Arbi Group che sempre di materassi si occupa e che tra i soci ha lo stesso Mastrota.  L’ateneo sembra aver ingaggiato insieme alla onlus “antinfumo” Liaf una crociata a favore della sua marca di sigaretta elettronica. Protagonisti i professori Riccardo Polosa e Sebastiano Antonio Pacino che mettono il marchio della Onlus come certificato di garanzia della sigaretta e poi gettano strali contro l’emendamento (saltato) che vorrebbe equipararla ai sottoderivati del tabacco.

Il punto di forza è uno studio di Polosa che prova come il 55% dei pazienti sottoposti alla miracolosa sigaretta riduce o smette di fumare. Dalla sua versione integrale scopriamo che il campione è di soli 40 pazienti, di cui una parte ha ridotto l‘uso di sigarette tradizionali durante l’uso di quella elettronica. Cosa fumavano? Tra gli allegati, ci sono i rapporti dei laboratori di analisi. Le etichettature da apporre sulle confezioni dei filtri con nicotina non sono così rassicuranti, si legge: “Made in China”, “Conservare sotto chiave e fuori dalla portata dei bambini” e sotto il simbolo di un teschio: “Tossico”.

L.A.