Commozione e disperazione ai funerali del ragazzo di 13 anni morto ieri a Catania dopo essere caduto dal balcone di casa nel tentativo goffo e ingenuo di nascondere un pacchetto di sigarette alla madre che poco prima lo rimproverato perché avrebbe voluto allontanare il figlio dal vizio del fumo. Una ricostruzione ribadita anche prima del funerale dai familiari per allontanare definitivamente la tesi del suicidio.

E’ stata una tragedia. Oltre ai genitori e ai familiari ne è certa anche la preside della scuola frequentata dal tredicenne che descrive come un ragazzo solare, che come tutti i suoi coetanei aveva tanti sogni nel cassetto: “Un ragazzo d’oro, educatissimo, gentilissimo. Adorava sua sorella. Escludo al cento per cento che si sia tolto la vita”.

Il rito funebre si è svolto nella chiesa del Cristo Re che non è riuscita a contenere la gran folla di parenti genitori, amici, docenti  e compagni di scuola dello sfortunato ragazzo. Ad officiare la cerimonia religiosa, Don Giuseppe Schillaci, rettore del seminario arcivescovile di Catania, il quale durante l’omelia ha sottolineato che il ragazzo “è già nelle mani di dio, della luce”.

All’uscita dalla chiesa, un lungo applauso ha salutato la bara bianca ricoperta da gigli e dalla maglia del Milan, la  squadra del cuore del giovane, all’uscita dalla  chiesa. Tutti con gli occhi lucidi, molti con il viso rigato dalle lacrime.