Alessandro Laterza, 54 anni, amministratore delegato della storica Casa editrice barese, è il nuovo vicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno. Anzi alla Coesione, corregge anticipando la sua innovazione, «perché abbiamo bisogno di ripensare il Sud in un orizzonte nazionale ed europeo».

Lei è uomo di cultura oltre che di impresa. Cosa può fare la cultura per il Sud?

La cultura invita al pensiero, ma anche a essere molto pratici. Allora, anzitutto, aprire gli orizzonti come ho detto.

Poi?

Poi culturalmente sul piano pratico viene la lotta alla criminalità, anche perché è un fenomeno che va ormai al di là del Sud e della stessa Italia. Però per il Sud è questa la base di ogni sviluppo.

Ma non c’è altro oltre la criminalità?

Faccio un esempio: Pompei. Tesoro culturale universale, messo a rischio anche dall’illegalità. Bisogna affrontarne i problemi per un dovere verso il mondo, ma anche perché la sicurezza apre prospettive non solo di turismo. Penso a nuove competenze nel restauro, o nella gestione dei beni anche inventando nuovi sistemi informativi. Come vede c’è tanto: un sito archeologico è molto più di quanto sembri.

Non ritiene che per il Sud parlare di cultura significhi anche parlare di una mentalità che non favorisce lo sviluppo?

Se è vero che dal Sud è partita la grande battaglia contro la criminalità organizzata, credo che dal Sud debba partire la grande battaglia contro la corruzione. Non solo problema morale e penale, ma anche profonda distorsione per concorrenza e mercato.

Non crede che sia anche un problema politico?

Non criminalizzo la politica nonostante le sue colpe. Ma credo che il problema non sia solo quello di restrizioni o repressioni, bensì appunto anche qui un problema culturale: reimparare a vergognarsi, suscitare riprovazione sociale per comportamenti che a volte non sono neanche certamente illeciti.

Può farlo il Sud?

Da questo punto di vista il Sud è ancora più attrezzato, ha più interesse a spezzare l’intreccio politica-affari. Senza consolarmi, al Sud si parla di scippi, altrove di scandali miliardari.

Ritiene che anche per questo il futuro d’Italia sia a Sud?

Guardi, l’economia del Sud è la sesta o settima della Ue, anche se il reddito procapite è limitato. Ma i nuovi numeri si fanno a Sud. Del resto anche per migliorare un’azienda si deve partire dai punti deboli. Il Nord è ampiamente al di sopra della media, non è lì che può esserci ulteriore crescita. Il Sud conviene all’Italia e all’Europa.

Leggi il Dossier Cultura e Sviluppo, dalla qualità dell’amministrazione un nuovo modello per la crescita realizzato dal mensile il Sud in collaborazione con Forum Pa

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