depositati nel processo iblis in corso a catania
Le ‘verità’ del pentito La Causa
nei verbali della Procura
Non solo gli affari legati alla realizzazione per il centro commerciale La Tenetulla. Nei due verbali resi da Santo La Causa e depositati dalla procura nel procedimento Iblis (abbreviato), il neo pentito catanese parla anche dei rapporti tra mafia e massoneria, e dei vertici della famiglia Santapaola, che ha retto, insieme a Vincenzo Aiello, dal 2 agosto 2006, giorno della sua scarcerazione per l’assoluzione in appello dall’omicidio Vittorio (in primo grado era stato condannato all’ergastolo) sino a metà del mese di ottobre del 2008.
La Causa avrebbe scelto di collaborare con la giustizia per assicurare una vita diversa dalla sua al figlio avuto con una giovane donna e propria questa nuova relazione sentimentale sarebbe stata determinante per il suo pentimento.
Nei due verbali, La Causa fa il nome di un solo politico, si tratta dell’ex assessore regionale al Turismo e attuale senatore di Fli, Nino Strano tirato in ballo per la realizzazione del centro commerciale “la Tenutella”. L’ex capo mafia fa riferimento, parlando di soldi, al fatto che la cosca avrebbe avuto per ”mettere a posto” il centro commerciale.
La posizione di Nino Strano è stata stralciata dall’inchiesta Iblis perché ritenuta marginale e la Procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo, ma l’udienza non e’ stata ancora fissata dal Gip Luigi Lombardo. Secondo la difesa del senatore le dichiarazioni di La Cuasa non cambiano la posizione dell’assistito perchè parla di cose già note, anche se tutte da provare sul piano della verità’.
Nei due verbali, redatti, nel carcere di Bicocca, il 5 e il 15 maggio scorso, davanti al procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro, e ai sostituti Antonino Fanara e Agata Santonocito, La Causa parla anche di rapporti e massoneria. Il neo pentito si sofferma su un particolare: “Ho saputo da Enzo Santapaola, il figlio di Nitto, che l’avvocato che lo difese nel processo … era massone. In quella occasione Enzo Santapaola mi fece capire che l’avvocato avrebbe potuto aiutarlo nella vicenda giudiziaria anche in ragione delle sue conoscenze derivanti dall’appartenenza alla Massoneria. Non so dire comunque se il Santapaola che era colpevole sia stato assolto per le amicizie del difensore o per una buona difesa”.
L’ex boss ai magistrati ha anche raccontato che “a Catania il capo dell’organizzazione Cosa nostra è Vincenzo Santapaola, figlio del boss ergastolano Benedetto, anche se ”non si è fatto conoscere come tale da tutti”.
La Causa ha svelato che il “basso profilo” di Enzo Santapaola non era gradito ai “palermitani”, tanto che i Lo Piccolo fecero sapere di non “volere trattare con un ‘fantasma’, perché loro non concepivano che un capo non decidesse di mostrarsi sempre e a tutti come tale”. Infine, sottolinea il pentito, in alcuni paesi etnei erano nati delle ”convinzioni sbagliate”: che ”io avevo preso il posto di Benedetto Santapaola”.



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