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Un caffè con Leo Gullotta "Da qualche mese il Paese sta meglio"

gullotta

8 febbraio 2012 -  Tornato ieri sera sulle scene catanesi, il noto attore Leo Gullotta, è ospite del teatro Stabile nel ruolo ‘scespiriano’ di Sir Falstaff che campeggia nella commedia ‘Le allegre comari di Windsor’ per la regia di Fabio Grossi. Lo spettacolo sarà in cartellone sino al 27 febbraio prossimo. E ieri, in occasione dell’incontro con i giornalisti, proprio Gullotta, catanese Doc del ‘Fortino’, si è soffermato anche su diversi temi, non solo artistici.

Da quanto tempo tempo mancava sulle scene dello Stabile?
“Dopo tre anni ritorno al Verga con questo spettacolo sontuosissimo, al secondo anno di repliche che sta ai primissimi posti degli incassi del teatro di prosa italiano con sedici interpreti. E’ uno spettacolo che abbraccia molto il gusto del pubblico, lo fa giocare con il tema della diversità, dell’ipocrisia con cose che vennero scritte nel 1537 ma che sono pari pari alle cose di oggi. Hanno avuto naso lungo, come Pirandello che ha scritto lavori anticipando i fantasmi dell’uomo e della società…”.
Chi è Sir Falstaff?
“Un grasso, grosso cavaliere, beone, cialtrone ma non ipocrita. Lui è quello che è, non si nasconde a differenza di una società che spesso lo fa”.
Come invitare la gente a non rinunciare al gusto del Teatro in questa fase di tagli e di poche risorse?
“Il teatro è medicina per la mente e fa bene ai giovani e meno giovani. Oggi come oggi, io che giro continuamente, avverto che il pubblico vuole ritrovare, forse glielo avevano tolto negli ultimi anni, la qualità, l’onestà dello spettacolo, la professionalità, la buona recitazione. Quando questo accade, alla fine dello spettacolo non si alzano dalle poltrone ed è come se dicessero ‘voglio bere ancora quest’acqua’”.
Ha detto di essere spesso in giro per l’Italia, come sta il Paese secondo Leo Gullotta?
“Credo che da qualche mese appena sta meglio. C’è più fiducia e più garbo soprattutto nel linguaggio delle istituzioni. Prima eravamo abituati alle corna, alle dita, sputare sulle costituzioni e sulle bandiere anche da parte di chi aveva giurato sulla stessa costituzione. Credo che oggi ci sia un segnale di speranza, discusso, problematico ma comunque ritengo che questo governo tecnico in appena due mesi abbia fatto delle cose che negli ultimi dieci anni potevano essere fatte”.
Questo garbo e questa fiducia la riscontra anche nella televisione odierna?
“Il pubblico italiano abbandona gli ascolti. La televisione è stata manipolata, quasi studiata a tavolino abbassando il gusto del pubblico. Hanno fatto allontanare il pubblico, evitando di farlo pensare. Poichè chi pensava disturbava. La televisione, la Rai soprattutto ha uno storico parterre di personalità. Ma anche lì, chi faceva il proprio lavoro con professionalità così come vorrebbe il pubblico, disturbava. Era meglio tenere tutto ‘calmo’, ‘abbassato’, a uso e consumo di chi spero, oggi, non torni più…”.
Come ritrovi la tua Catania?
“Beh sempre gioiosa, ‘spizzicusa’, ironica, attenta, brillante. Ma così la mia città lo è stato sempre nella storia. anche dal punto di vista culturale, Catania è propositiva”.
Ha avuto modo di assistere alla Festa di Sant’Agata?
“E’ da anni che non la vedo. Ma il lavoro è il lavoro…”.

Grazie Leo, buona giornata.


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