Ai magistrati della Dda di Catania, Giuseppe Laudani, oltre che parlare di aspetti criminali, fornisce anche dettagli sulla sua vita in famiglia. E anche del perché li chiamavano ‘Mussi di ficurinia’.

“C’era una vecchia zia – spiega Pippo Laudani – che aveva quasi dei baffi, e quando ti baciava ti pungeva, era come se si baciassero delle labbra di ficodindia…”.

Il bacio di Giuda, del ‘traditore’ per i ‘cristiani’ del clan, lo dà, idealmente, Pippo al nonno Iano, il patriarca dei Laudani.

A dare la notizia del ‘pentimento’ del nipote del cuore all’anziano boss, il 7 aprile del 2010, è Maria Scuderi, nuora del capomafia – suo marito Santo Laudani è stato ucciso nel 1990 – e zia del ‘collaboratore’, che, durante un colloquio in carcere, contesta l’antica scelta al patriarca: “Lo so che avevi un debole per questo ragazzo, per Pippo, ma tu dovevi fare diversamente, purtroppo te ne stai accorgendo ora tu stesso…”.

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Il patriarca trattiene la rabbia, ma sbotta, si sente ‘disonorato’ dal nipote che gli ha ‘macchiato’ il nome: “la mia ‘doloranza’ più forte – rivela – è che questo bastardo, e cornuto ha ‘macchiato il nome'”.

Maria prova a consolarlo, gli affiliati conoscono la verità, gli ricorda: “i ‘cristiani’ lo sanno…”, afferma decisa. Ma “l’onorabilità è la cosa più bella del mondo”, commenta il patriarca, ha fatto “una cosa veramente pesante”.

Dal colloquio emergono anche i contrasti all’interno della ‘famiglia’ Laudani per l’ascesa di ‘Pippo’, il nipote prediletto che per non avere ostacoli nella sua corsa al vertice avrebbe progettato anche di uccidere un suo cugino.

“Era tanto pazzo – ricorda Maria Scuderi, che ha due figli Sebastiano e Santo – che 6-7 anni fa doveva ammazzare mio figlio. Un cugino che ammazza un cugino, dopo che erano cresciuti insieme. Lo stesso sangue… Ma io – ricorda al patriarca – gli ho fatto fare pace. Per amore della famiglia, per amore dei ‘cristiani’…”.

103 dei quali sono da oggi in carcere. Compresa lei.