la procura presenta l'istanza
Arriva la richiesta di rinvio
a giudizio per i Lombardo
I dieci giorni stavano per scadere e così l’ordine perentorio del Gup Lugi Barone è stato eseguito. La Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio aggravato dall’articolo sette del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e di suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa.
“Si tratta di un atto dovuto” si è limitato a dire il procuratore Giovanni Salvi. ‘Top secret’ anche su chi sosterrà, in sede di udienza preliminare quando il gip fisserà l’udienza, la pubblica accusa. Voci insistenti di corridoio a Palazzo di giustizia etneo parlano ancora di un’esclusione dal nuovo capitolo giudiziario dei quattro pm Giuseppe Gennaro, Antonino Fanara, Ilde Boscarino e Agata Santonocito, coloro che volevano contestare il concorso esterno ai Lombardo.
Una nuova vicenda processuale che non inizierà prima del prossimo maggio, mese durante il quale l’ufficio del Gup dovrebbe fissare la prima udienza. Sino a quella data il governatore, Raffaele Lombardo che stamattina dal suo blog ha manifestato l’intenzione di querelare i pentiti che lo accusano di contiguità mafiosa, resterà al suo posto a palazzo d’Orleans. Dopo, così come lui stesso ha detto all’indomani della decisione del gip Barone di formulare l’imputazione coatta per concorso esterno, se dovesse essere rinviato a giudizio, rassegnerà le dimissioni da presidente della Regione.
L’inchiesta è uno stralcio dell’operazione Iblis scattata il 3 novembre del 2010 con decine di arresti tra esponenti di spicco della mafia di Catania, imprenditori e uomini politici.
E’ una Cosa nostra moderna quella svelata dalle indagini di carabinieri del Ros, che si insinua negli appalti e si fa imprenditrice. E per questo avrebbe cercato di avvicinare, anche tramite un ‘colletto bianco’ come il geometra Michele Barbagallo, i vertici del Mpa: Raffaele e Angelo Lombardo.
Indagati per concorso esterno la loro posizione crea una diversificazione di vedute nella Procura tra chi chiede il rinvio a giudizio dei fratelli Lombardo e chi, invece, lo stralcio del fascicolo. E’ questa linea che passa, forte della sentenza della Cassazione su Calogero Mannino. Il capo d’ imputazione è derubricato in reato elettorale e comincia un processo davanti al Tribunale monocratico.
Allo stesso tempo la Procura chiede l’archiviazione del fascicolo per concorso esterno, ma il Gip Barone fissa un’udienza camerale e dispone l’ imputazione coatta, spiegando in 60 pagine di motivazioni, che ci sono elementi di valutazione da affidare a un Gip per la richiesta di rinvio a giudizio.
In particolare, il Gip ritiene sia da escludere che per 10 anni Cosa nostra abbia investito su un partito, il Mpa, sul suo leader e su suo fratello, accettando, dopo ogni competizione, di ricevere nulla in cambio e continuando a stipulare ancora accordi nelle successive elezioni. ‘Gli elementi sin qui esaminati e le relative considerazioni svolte – conclude il Gip Luigi Barone – offrono, dunque, a questo decidente, un ulteriore elemento indiziario, che indubbiamente dovra’ essere approfondito nel corso dell’istruttoria dibattimentale, ma che presenta, allo stato, una pregnanza tale da non consentire, ‘ex se’, l’archiviazione del procedimento’.



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