IL governatore su La Sicilia di oggi
Lombardo: “Non butteremo
sulla strada 50 mila persone”
Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo torna a parlare dell’impugnativa del commissario dello Stato sul disegno di legge in cui si autorizzava l’accensione di un mutuo da 540 milioni di euro. Lo fa in una lunga intervista questa mattina nell’edizione nazionale de La Sicilia di Catania. E così Lombardo ribadisce: “Abbiamo assicurato all’Ufficio del Commissario dello Stato ogni utile contributo, non comprendiamo, perciò, l’impugnativa di parecchi articoli. Quello sul fotovoltaico avrebbe consentito a migliaia di famiglie e imprese di usufruire di un fondo di garanzia istituito a valere su un patrimonio immobiliare inutilizzato. Costruire migliaia di impianti con una garanzia in più significa lavoro per tecnici e piccoli costruttori, commercianti e artigiani, significa risparmio sulla bolletta della luce e, quindi, aumento del reddito che
in una fase di crisi e recessione è provvidenziale. Ecco perché credo che la norma vada riproposta”.
Sulla vicenda dei forestali e sui dipendenti precari degli enti locali, Lombardo poi ribadisce: “Il mio governo non ha creato un solo precario. Non ha assunto nella pubblica amministrazione nessuno, ma cinquantamila persone non possono essere gettate in mezzo alla strada. Molti di loro sono ormai, da anni, insostituibili collaboratori negli enti locali. Se a Roma si pensa che vanno licenziati ci si è fatti male i conti. Il governo e l’Ars intendono stabilizzarli come abbiamo fatto per i cinquemila
regionali che da vent’anni elemosinavano la proroga a ogni vigilia di capodanno e oggi sono persone libere, mi auguro che il governo nazionale comprenda. Comunque, ce ne assumeremo la responsabilità.
Non manca il riferimento all’operato del governo tecnico: “Il governo Monti ha restituito credibilità ad un Paese ridotto male. Credo che solo un governo politico, espressione della volontà popolare, eletto cioè democraticamente e non con questa legge, che consente ad una sparuta oligarchia la nomina di parlamento e governo, dovrà percorrere strade diverse. I profitti per le multinazionali finanziarie, la realtà di una elite sparuta che possiede grande parte della ricchezza e di una moltitudine di persone che fanno la fame, fotografia di ingiustizia sociale intollerabile che una volta era appannaggio degli stati dell’America latina, sono insostenibili. O si faranno riforme radicali, o finirà come a Londra o in Tunisia”.



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