La Direzione Investigativa Antimafia di Catania ha sequestrato beni per oltre 50 milioni di euro appartenenti all’imprenditore di Paternò, Daniele Di Cavolo.

Nello specifico sono state sequestrate ben quattordici società quasi tutte vincitrici di appalti milionari. Secondo i pm è significativo il dato relativo alle commesse pubbliche che Di Cavolo era riuscito ad aggiudicarsi soprattutto nella provincia di Catania, dal luglio 2003 all’agosto 2006, attraverso diverse società, in particolare con la Fin. Par. 2000 SpA., la Eni Fin SpA. e la Fin Consorzio. Appalti per 57 milioni di euro intermente gestiti da Di Cavolo e dalla D&D Group Srl., quest’ultima interamente di proprietà del figlio Antonino.

Oltre alle imprese sono state sottoposte al sequestro diverse unità immobiliari, abitative e agricole, e  129 rapporti bancari .

Le indagini patrimoniali espletate dalla Dia sui redditi di Daniele Di Cavolo e della sua famiglia, dal 1995 alla prima metà del 2008, dimostrerebbero dei profili sperequativi tra quanto dichiarato al fisco  e il patrimonio posseduto. Elementi che secondo i pm sarebbero riconducibili a delle acquisizioni illecite.

Daniele Di Cavolo è stato arrestato nel luglio del 2003 nell’ambito dell’operazione “Obelisco” insieme ad altri imprenditori che avevano messo su una rete che grazie alla mafia aveva la gestione ed il controllo di attività economiche specificatamente nel settore degli appalti pubblici banditi in Sicilia. Di Cavolo pilotava l’aggiudicazione degli appalti con raccolta di buste e falsificazione dei requisiti, previo accordo con esponenti mafiosi di Catania e di altre zone della Sicilia, come Caltagirone, Bronte, Agrigento, Caltanissetta e Palermo.

L’uomo, processato col rito abbreviato, è stato condannato per associazione a delinquere semplice finalizzata alle turbative d’asta e alle truffe dirette all’acquisizione di una serie di appalti pubblici, poiché la prova della sua partecipazione a Cosa Nostra catanese era stata ritenuta dal giudice “insufficiente” o “mancante”.

Tuttavia la Procura Distrettuale della Repubblica ha chiesto la rivalutazione degli elementi a carico Di Cavolo alla luce della normativa che caratterizza le misure di prevenzione antimafia, proposta che è stata accolta in toto dal Tribunale, si è trasformata nel provvedimento con cui è stato disposto il sequestro del patrimonio societario, immobiliare e finanziario  del noto imprenditore paternese.