Sono diciassette le persone coinvolte nell’operazione ‘Piramidi’: 7 provvedimenti restrittivi in carcere, 7 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive.

L’attività di indagine, condotta dal 2012 al 2015, e successivamente riscontrata dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, nasce da un controllo effettuato nel 2009 su su una segnalazione partita dal nucleo ecologico dei carabinieri di Firenze su rifiuti provenienti dall’area di Priolo.

Sono emerse subito le responsabilità dall’imprenditore Nino Paratore e del figlio Carmelo gestori della Cisma Ambiente di Melilli, tutti e due appartenenti a “cosa nostra” catanese e legati direttamente al boss Maurizio Zuccaro per il quale agivano anche quali prestanome.

La Cisma assieme ad una rete di altre imprese secondo la procura avrebbe realizzato enormi guadagni derivanti  dalla gestione e dal trattamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale e tra questi i rifiuti speciali provenienti dall’Ilva di Taranto. 

Con il successivo monitoraggio del processo di raffinazione e frazionamento del petrolio da parte delle industrie petrolchimiche avviato nel dicembre del 2012  si è accertato che tramite un complesso sistema aziendale che aveva anche la disponibilità di una discarica per rifiuti pericolosi e non, e un impianto per il loro trattamento, ricondizionamento e recupero, avvalendosi di soggetti di loro fiducia, la connivenza di pubblici funzionari della Regione Sicilia deputati al rilascio delle autorizzazioni, gestivano  in modo illecito tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni ed inquinando gravemente l’ambiente circostante.

Era tramite i funzionari regionali Gianfranco Cannova e Mauro Verace e al dirigente del comune di Melilli, Salvatore Salafia, accusati di avere omesso per anni di attivarsi, sebbene informati dagli organi di controllo della condotta della Cisma che, all’interno del sito di discarica operava in assoluto disprezzo dei provvedimenti autorizzativi e della normativa ambientale, i Paratore avrebbero raddoppiato la capienza dei loro centri di smaltimento.