La passione di Nello Musumeci per la storia è risaputa. E’ probabilmente uno dei maggiori esperti delle vicende siciliane del post Dopoguerra e spesso – ma non in questo caso – le interviste diventano occasione per parlarne. Questa volta, infatti, i quesiti di storia nati durante la nostra conversazione attengono ad un periodo più recente, un’era che per Musumeci o per Leoluca Orlando, ad esempio, è stata cronaca.

Quindi, sarà forse perché abbiamo ancora fresca la fiction di Sky ‘1993’ o soprattutto le elezioni palermitane che hanno celebrato la vittoria di Leoluca Orlando se siamo partiti da lontano: dagli anni Novanta, quando il leader di Diventerà Bellissima era il primo missino a governare (venne eletto presidente della Provincia di Catania) in terra che dalla caduta del Fascismo era sempre stata democristiana.

Il 1992 e il 1993 sono stati anni di transizione: prima le stragi di mafia, Tangentopoli, la caduta del Muro di Berlino, il crollo del Pci e della Dc; poi il referendum maggioritario, l’elezione diretta degli amministratori locali, la nascita di un centrodestra e di un centrosinistra di governo”.

Musumeci si ferma un attimo e tira un forte respiro, qualche secondo che sembra non finire; poi riprende: “Non penso sia un caso se molte di quelle grandi novità, che determinarono speranze diffuse dopo la fase di crisi, oggi siano messe in discussione: le inchieste che colpiscono l’affarismo di Stato, il depistaggio nell’accertare la verità sulle stragi, i governi di grande coalizione e – fino a qualche giorno fa – il ritorno al proporzionale puro. Tutto questo, nel crescere della povertà diffusa, alimenta la disillusione dei cittadini, che diventa astensione. Un malessere al quale non trovano risposte convincenti né la politica, né l’antipolitica”.

Quindi questi 25 anni non ci hanno insegnato nulla e si rischia di fare un capitombolo all’indietro?

“Non è così. Le ho descritto i rischi concreti, quelli che ogni osservatore sensato raccoglie come sintesi del presente. Ma assieme ai sintomi del malessere, si intravedono anche gli anticorpi. L’esperienza del civismo politico, ad esempio, che noi abbiamo intrapreso dal 2005. Un certo ritorno alla stagione degli amministratori locali, per farle un altro esempio. Ed anche il riaffermarsi delle nazioni, nella crisi dell’Ue. In Sicilia quest’anno e in Italia il prossimo andrà in scena lo scontro più importante, quello tra chi vuole andare avanti e chi vuole tornare indietro. La scelta, come sempre, spetterà ai cittadini”.

Il voto è alle porte e la sua area politica non trova pace. Pensa che il centrodestra, così come lo abbiamo conosciuto, riuscirà a raggiungere una sintesi comune?

“Come le ho detto avverto un clima di scontro. Ma non riguarda solo noi, vale anche per il PD e per le sue mille contraddizioni dopo gli anni di governo con Crocetta e alleati. Siamo alla resa finale e non è un caso se propongono Grasso, cui pensano di aggrapparsi nella impossibile impresa di far dimenticare questi cinque anni”.

Leoluca Orlando in campagna elettorale ha lanciato l’allarme contro il rischio di un ritorno del malaffare. Condivide questo pericolo?

“Se ci si riferisce a un certo attivismo della criminalità organizzata, non ho elementi per dirlo e non intendo avventurarmi in ricostruzioni che competono ad altri organismi dello Stato. Ma una mafia al governo l’abbiamo avuta, anche di recente e l’ho denunciata più volte. E’ la mafia dell’antimafia, quella dei troppi profittatori che si sono messi il vestito buono e hanno pontificato sulla legalità, mentre si spartivano gli affari”.

Resta il fatto che ad oggi restate divisi e se questa condizione dovesse permanere il cammino del centrodestra alle Regionali si fa in salita…

“Le chiedo: perché dovremmo andare divisi? Perché dovremmo rimettere in partita chi ha mal governato in questi anni, mortificando disabili, lavoratori e imprese? Perché dovremmo dare spazio al M5S, che appare incapace di offrire una prospettiva seria di governo? Ho letto alcuni commenti alla mia conferenza stampa di Palermo. Temo che per qualcuno le lancette del tempo si siano fermate o, peggio, che cresca la tentazione di ritornare al passato, senza comprendere che quel passato non esiste più. Ma io resto ottimista: incontro tanti colleghi deputati di ogni forza politica che non si rassegnano a rinunciare ad un risultato a portata di mano e che sono pronti a rimboccarsi le maniche per la Sicilia”

Alfano recentemente ha detto che in Sicilia la partita si vince al centro, quindi quell’area potrebbe riunirsi e imporre un proprio candidato?

“Trovo piuttosto singolare che coloro che hanno direttamente o indirettamente condiviso l’esperienza di Crocetta oggi si propongano come soluzione. Un po’ di pudore non guasterebbe. Non mi meraviglia che la semplificazione e qualche risultato deludente spingano ad aggregarsi per superare lo sbarramento. Ma ricordo a me stesso che con il sistema elettorale vigente – elezione diretta e liste collegate – non serve solo un blocco ampio, ma anche una candidatura capace di contrastare il movimento grillino. Le sommatorie, senza progetto politico, portano alla sconfitta”

Anche Giampiero D’Alia ha sostenuto che l’unica prospettiva vincente è l’alleanza tra PD e moderati…

“In psicologia la chiamano sindrome di Stoccolma. D’Alia dimentica che il centrodestra unito avrebbe sbaragliato la candidatura che lui ha scelto, quella di Crocetta. Ma va compreso: primum vivere…”

Insomma, lei va avanti…

“Io invito tutti a guardare avanti. Oggi più di prima. Ciascuno ha il suo (difficile) carattere ed io, notoriamente, ho il mio; ma se la prospettiva è vincere per non tornare indietro, per lavorare accanto ai nostri giovani, per favorire lo sviluppo delle nostre imprese, per garantire un futuro alla nostra agricoltura, per dare centralità alla nostra cultura, per tutto questo e tanto altro, beh .. se questa è la prospettiva, io sono disponibile a superare ogni conflittualità antica o recente. In caso contrario: non mi si potrà mai chiedere di essere complice dell’assalto finale alla speranza di futuro dei miei nipoti. Ecco perché mi rivolgo a tutti, anzitutto ai tanti movimenti civici e a tutte le forze politiche della mia area: non sprechiamo questa occasione”.