Ancora negli anni Sessanta del Novecento, nelle chiese siciliane veniva rappresentata la Commedia di Dante Alighieri recitata in dialetto, l’unica lingua che il popolo comprendesse.

La traduzione più utilizzata era quella di Tommaso Cannizzaro, letterato messinese vissuto tra il 1838 e il 1921 che la diede alle stampe nel 1904. Proprio da quel testo, adattato da Antonio Luca Cuddè, è nato l’Infernu proposto dalla regista Berta Ceglie che, alla luce di torce e fuochi, debutterà a metà agosto nell’affascinante scenario delle Gole dell’Alcantara, con il Patrocinio dell’Assessorato al Turismo della Regione Siciliana.

A parlare dello spettacolo – nato dagli stessi produttori che avevano lanciato nove anni fa, con un altro regista e un diverso adattamento, quest’operazione culturale – sono stati, in una conferenza stampa svoltasi nel Palazzo dell’Esa – e che ha preceduto un breve convegno con l’intervento del prof. Salvatore Riolo -, l’assessore regionale al Turismo Anthony Barbagallo con la regista e Cuddè.

La rappresentazione è promossa dal Centro Cultura Mediterranea e prodotta con il contributo di Regione, Comune di Motta Camastra, Parco Fluviale dell’Alcantara, Associazione albergatori di Taormina e aziende come Video Bank, che è anche partner tecnologico. Lo spettacolo debutterà nel magnifico scenario delle Gole dell’Alcantara venerdì 11 agosto a partire dalle 20,45 e sarà replicato anche nei due giorni successivi. Ogni sera si svolgeranno tre rappresentazioni, con gli spettatori, che, a gruppi di duecento, saranno fatti scendere sul fondo del fiume, dove, alla luce di torce e fuochi, lo spettacolo sarà messo in scena.

“L’Infernu – ha sottolineato Barbagallo – è una di quelle rappresentazioni di grande richiamo che possono valorizzare ancor di più alcuni luoghi magici della Sicilia. Il turismo siciliano viene alimentato dai miti e davvero la nostra terra può vantare tanti luoghi di leggendaria bellezza. Questo spettacolo, che si avvale del contributo di giocolieri del fuoco oltre che di attori, può dunque creare in varie location altissimi momenti di suggestione. Può essere rappresentato, oltre a quella fucina d’Efesto che sono le Gole dell’Alcantara, nella Cattedrale di sale delle miniere sotterranee di Realmonte, nell’Agrigentino, all’interno del Cretto di Burri a Gibellina, o ancora lungo le rive del lago di Proserpina a Pergusa, nell’Ennese. Perché è dal connubio tra paesaggio, costruzioni artistiche e arte scenica che si sviluppano le operazioni culturali di qualità”.

“Il mio Dante è femmina – ha spiegato Berta Ceglie – ma questa non deve essere considerata una provocazione quanto, piuttosto, una chiave di lettura. Una Commedia, insomma, mai vista e sentita prima, in cui l’Oltretomba infernale viene incontro a Dante per consegnargli una parola, un rimprovero, una profezia, un avvertimento, senza mai scordare che lo stesso Inferno esiste in forza del Sommo Amore di Dio. Vi sono poi le soluzioni visuali, che adatterò tagliandole su misura per ogni location, per rendere ancora più incisivo lo spettacolo”.

A rendere l’Infernu saranno, oltre alla Ceglie nei panni di Alighieri, gli attori Camillo Sanguedolce (Caronte, Brunetto Latini), Tecla Guzzardi (Francesca), Elmo Ler (Farinata), Antonio Marino (Ulisse), Sebastiano Mancuso (Conte Ugolino). La figura di Virgilio sarà resa in scena dal mimo Rosario Vasile con la voce fuori campo di Giovanni Anzalone. Lo spettacolo sarà arricchito dagli interventi della Compagnia City Ballet (Tecla Guzzardi, Chiara Coco, Giulia Bertino e Michelangela Cristaldi), e della Compagnia Anima Ignis, manipolatori del fuoco. I costumi, elaborati da Mabest, sono di Gabriella Ferrera, i movimenti scenici di Sergio Platania e gli effetti sonori di Sergio Greco.

“Il lavoro di adattamento – ha affermato Cuddè – è stato improntato a quella che considero una missione culturale, prima che artistica, diretta al pubblico di oggi, avvezzo ai social network. Un pubblico che conosce la Divina Commedia, ma, forse, non la sente propria e considera il poema dantesco una vetta lontana, irraggiungibile, di perfezione. Il dialetto, insomma, in tempi di analfabeti funzionali, consente non soltanto di colorare un testo di incommensurabile valore artistico, qual è la Divina Commedia, ma anche di far comprendere l’incomprensibile. Senza contare che il suono del nostro vernacolo è molto apprezzato anche dai turisti”.

Al termine della conferenza stampa alcuni dei temi trattati sono stati approfonditi nel corso di un convegno aperto da Salvatore Riolo, professore associato del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, che ha parlato su “Tommaso Cannizzaro letterato, le traduzioni della Divina Commedia in siciliano, la sua traduzione e le sue peculiarità”.

Dopo l’intervento di Antonio Luca Cuddè (“Adattare la Divina Commedia in siciliano per il pubblico contemporaneo”) ha concluso Berta Ceglie (“Una donna che interpreta Dante. La Sicilia che diventa Divina Commedia”).

I biglietti per lo spettacolo sono in vendita su Box Office.