Seconda udienza oggi del processo per voto di scambio contestato dalla procura di Catania al Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, e a suo fratello Angelo, parlamentare nazionale del Mpa, accusati di reato elettorale.

Procedimento che nasce da uno stralcio dell’inchiesta Iblis, l’indagine dei carabinieri dei Ros, sull’intreccio tra mafia politica e imprenditoria. La scorsa udienza, il giudice monocratico, Michele Fichera verificata la regolarità delle citazioni, oggi dovrà decidere sulla richiesta di costituzione di parte civile avanzata dall’associazione “Primo Consumo” assistita dall’avvocato Emanuela Fragalà.

L’ammissione come parte civile dell’associazione ha già incassato avuto il parere negativo della procura e degli avvocati difensori dei due imputati. A sostenere la pubblica accusa vi sono i procuratori aggiunti Michelangelo Patanè e Carmelo Zuccaro.

I due imputati sono, invece difesi, dagli avvocati Guido Ziccone e Grazia Volo per Raffaele Lombardo, mentre suo fratello Angelo è assistito dai legali Pietro Granata e Calogero Licata. Lungo l’elenco dei testimoni che accusa e difesa chiedono di citare.

La Procura, oltre ai carabinieri del Ros che hanno redatto le ottantamila pagine dell’inchiesta, propongono di convocare Rosario Di Dio, il presunto boss di Ramacca, arrestato nell’operazione “Iblis”, e i pentiti Eugenio Sturiale e Salvatore d’Aquino, entrambi della cosca Cappello e autori di dichiarazioni su presunti rapporti con Angelo Lombardo, e il collaboratore di giustizia di Racalmuto (Agrigento) Maurizio Di Gati.

La difesa dei Lombardo, vuole siano ascoltati un consulente informatico esperto nella traduzione di intercettazioni, e una serie di politici locali, molti dei quali consiglieri comunali a Ramacca, Palagonia e Castel di Judica.

Il Procuratore della Repubblica facente funzioni Michelangelo Patane’ aveva avocato a se’ l’inchiesta antimafia “Iblis” stralciando le posizioni di tre indagati, tra questi i fratelli Lombardo, ritenendo che non c’erano gli estremi per richiedere il rinvio a giudizio.

Una scelta che i titolari dell’inchiesta, i pm Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Boscarino, non avevano condiviso, rifiutando gli stralci. Per questo Patane’ e Zuccaro, come prevede la legge, avevano revocato la delega e avocato l’inchiesta.

L’aspetto giuridico verte sulla configurazione del reato di concorso esterno all’associazione mafiosa che la giurisprudenza, dopo la sentenza della Cassazione sul processo a Calogero Mannino, preveda sia basato su “prove certe e concretamente apprezzabili sul presunto sostegno politico-elettorale a Cosa Nostra”.

Non basta avere preso i voti, chiesti o meno, alla mafia, ma deve essere provato che il favore sia stato ricambiato con benefici certi per l’organizzazione criminale. Il reato di voto di scambio ipotizzato riguarda le elezioni alla Camera del 2008 quando Angelo Lombardo divento’ deputato nazionale.