inchiesta della dda
Blitz antidroga sull’asse Catania-Napoli, 42 arresti
Una vasta operazione antidroga della Guardia di Finanza ha scoperto una rete di trafficanti di stupefacenti tra Catania e Napoli. Più di 40 gli arresti eseguiti la scorsa notte.
L’operazione, denominata ‘Pret a porter’ e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, ha permesso di ricostruire le rotte dei corrieri sfruttate dalla mafia catanese, e in particolare dalla cosca dei Laudani, che aveva contatti con il clan camorristico Gionta di Torre Annunziata.
Sono stati sequestrati oltre 40 chili di droga e beni mobili e immobili per 5 milioni di euro.
Sono 42 le persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti ed al possesso e detenzione di armi da fuoco. L’operazione ha interessato le province di Catania, Napoli, Palermo, Caserta, Ragusa, Bologna, Siracusa, Enna, Cosenza, Terni ed Isernia.
Le indagini della Guardia di Finanza sono iniziate nel 2006 dopo che all’aeroporto “Catania – Fontanarossa”, era stata arrestata una donna di origine dominicana, di professione “fotomodella”, appena sbarcata da un volo proveniente dai Paesi Bassi, che aveva ingerito 98 ovuli che contenevano poco più di un kg di cocaina.
Dall’arresto della donna sono state avviate complesse investigazioni che hanno permesso di identificare sia i fornitori che i destinatari dello stupefacente sequestrato. Le successive intercettazioni, assume all’attività di polizia giudiziaria di tipo tradizionale (osservazioni, sopralluoghi, pedinamenti, e appostamenti), hanno portato alla fine alla luce l’esistenza di una associazione per delinquere composta da italiani, alcuni dei quali noti come organici ad associazioni mafiose, e soggetti strani.
Ricostruite le rotte adoperate dai clan mafiosi catanesi per il controllo dello spaccio nelle piazze della città e della vicina provincia di Ragusa. Da una parte, il clan “Pillera-Puntina”, capitanato da Francesco Ieni, soprannominato “u’ castoro”, figlio del più noto Giacomo “Nuccio” IENI; dall’altro, il clan “Laudani”, capeggiato da Sebastiano Laudani nipote del capostipite dell’omonimo clan mafioso. In particolare, questi ultimi si rifornivano di grosse partite di cocaina in Campania da esponenti di spicco del clan camorristico di Torre Annunziata dei “Gionta”, tra i quali il noto Pasquale Gionta, figlio del capostipite, e Valentino Gionta.
Ma la Campania non era l’unica fonte di approvvigionamento. Come ogni organizzazione che si rispetti, anche quella dei trafficanti di droga aveva diversificato il rischio, ricorrendo anche ad altri tipi di stupefacenti (marijuana Orange Skunk” ed Ecstasy) e ad altri metodi di importazione, come quello che prevedeva il reclutamento di corrieri “ovulatori” direttamente all’estero e disposti anche a rischiare la vita pur di guadagnare qualche centinaio di euro per un singolo viaggio. In questi casi, per curare i rapporti tra i gruppi catanesi ed i grossisti residenti all’estero era stata creata una rete di soggetti sudamericani che dimoravano stabilmente a Catania e che, oltre ad organizzare le fasi logistiche finalizzate ad accogliere i corrieri, provvedevano anche al trasferimento degli introiti ricavati dalla transazioni andate a buon fine utilizzando i servizi di “Money Transfer”.
Invece, il gruppo catanese operante per conto del clan “Pillera –Puntina” aveva creato una base logistica a Bologna, dove venivano stoccate le partite di marijuana “Orange Skunk” provenienti dall’Olanda da destinare, successivamente, a Catania utilizzando veicoli presi a noleggio o, più semplicemente, il treno.
Le indagini hanno seguito tutte le fasi della distribuzione, fino allo spaccio. Da qui, i numerosi casi documentati dai finanzieri del G.I.C.O. di spaccio e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Complessivamente, nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa 14 chilogrammi di cocaina, 28 chilogrammi di marijuana del tipo “Orange Skunk” e sono state tratte in arresto 10 persone in flagranza di reato.
Parallelamente, sono stai svolti anche approfonditi accertamenti patrimoniali, per individuare i beni immobili e le autovetture acquistate con i proventi dell’attività illecita. La complessa attività di polizia economico-finanziaria ha consentito di sottoporre a sequestro beni mobili (autovetture-moto) immobili (appartamenti e garage) e conti correnti riconducibili agli indagati, per un valore complessivo di 5 milioni di euro.



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