Osserva suo marito giacere immobile su un letto da due anni. Ma Irene Sampognaro non ha mai abbandonato la speranza che il compagno della sua vita, il padre dei suoi figli, possa tornare un giorno a riabbracciarla, a guardarla negli occhi, a rassicurarla dicendole che non è sola e che il suo urlo di giustizia è stato ascoltato.

Era il 1° giugno 2010 quando Giuseppe Marletta, quarantaduenne architetto di Catania, entra in coma irreversibile dopo essere stato sottoposto, all’ospedale Garibaldi del capoluogo etneo, ad un banale intervento di rimozione di due punti di sutura metallici. Giuseppe soffriva di sinusite, e i medici avevano imputato proprio a quei punti la causa del suo problema. Un semplice intervento di chirurgia maxillo-facciale si trasforma in tragedia: Giuseppe subisce un arresto cardiaco, dal quale viene rianimato solo dopo sette minuti. Il risultato: gravissimi danni cerebrali permanenti e la diagnosi, terribile: coma vegetativo.

Come se non bastasse, successivi esami clinici hanno dimostrato che Marletta ha ancora la sinusite: l’operazione che ha rovinato la sua vita sembra essere stata inutile, determinata solo da una diagnosi sbagliata.

Irene non si è arresa, e ha continuato a chiedere aiuto. Alle istituzioni, affinché puniscano i colpevoli dell’ennesimo atto di malasanità all’italiana, e al mondo scientifico, nel tentativo di avere una chance di cura per il marito. Un’opportunità terapeutica ci sarebbe: è il trapianto di cellule staminali mesenchimali eseguito dal chirurgo triestino Marino Andolina secondo la metodologia della Stamina Foundation Onlus di Torino.

Le cure però, somministrate presso gli Spedali Civili di Brescia, sono state bloccate il 15 maggio scorso dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) a causa di presunte “gravi carenze igieniche” riscontrati nei laboratori preposti alla coltivazione delle staminali. Un provvedimento che lo stesso Andolina, Stamina Foundation e Sicilia Risvegli Onlus – l’associazione catanese che assiste pazienti in coma – ritengono imputabile “ai mostruosi interessi economici delle case farmaceutiche e delle strutture di lungodegenza del nostro Paese”, accusate di lucrare sulla salute dei pazienti affetti da gravi stati di coma e danni cerebrali e midollari.

In Sicilia, sono oltre 200 le famiglie di persone che chiedono il trapianto di staminali. Vi abbiamo raccontato le storie di alcuni di loro: Salvatore Crisafulli, affetto da sindrome locked-in (cioè vigile ma imprigionato nel proprio corpo), Giuseppe Falcone, 26enne del Nisseno costretto a vita su una sedia a rotelle a causa di un incidente stradale.

Tra chi chiede di non essere abbandonato, c’è anche Irene Sampognaro, che ha inviato una lettera all’assessore regionale alla Salute, Massimo Russo che già l’anno scorso, in occasione di un colloquio con la donna, le aveva promesso di fare tutto il possibile affinché il marito avesse adeguate cure mediche.

In Italia dunque è vietato curarsi con le staminali. Eppure, questa opportunità terapeutica, sarebbe garantita per legge dal decreto Turco-Fazio del 2006 che disciplina le “cure compassionevoli”.

Irene Sampognaro attende la risposta delle istituzioni. Ma per lei, ogni giorno, è più lungo e faticoso rispetto a quelli trascorsi da chiunque altro. Ecco il testo della sua missiva all’assessore Russo, scitta in data 26 agosto 2012 ma resa pubblica ieri.

“Egr. Assessore Russo

ancora una volta le scrivo per sollecitare un suo intervento in merito alla gravissima vicenda di malasanità che ha colpito mio marito Giuseppe. Come ben ricorderà Giuseppe è quel giovane architetto (ma soprattutto padre di famiglia) che l’1 giugno 2010 si è recato all’ospedale Garibaldi di Catania per farsi rimuovere due punti metallici alla mascella, (convinto che tale piccolo intervento gli avrebbe risolto definitivamente il suo problema di sinusite), e che non ha più fatto ritorno a casa. Da allora, infatti, si trova in coma vegetativo (ed ancora con la sinusite). In più occasioni mi sono rivolta a lei perché si occupasse della mia vicenda. E proprio un anno fa, esattamente nella trasmissione 1 Mattina, lei aveva affermato che io avevo il diritto di ottenere per mio marito le migliori cure al mondo e si era preso un preciso impegno in tal senso di fronte a milioni di italiani. Ebbene a tutt’oggi mio marito non è stato sottoposto ad alcuna cura. Oltre che per ricordarle l’impegno assunto un anno fa, le scrivo per farle presente che non sarebbe nemmeno necessario portare Giuseppe all’estero. Infatti, in Italia ci sono alcune delle migliori menti esistenti al mondo nel campo della scienza medica, solo che il nostro è un paese piuttosto bizzarro: coloro che hanno costretto mio marito ad una vita vegetativa sono stati lasciati indisturbati nel loro posto di lavoro, mentre i medici che tentano di fare l’impossibile per curare anche i casi più disperati vengono intralciati in maniera vergognosa. Insisto perché mio marito venga sottoposto alla terapia a base di staminali messa a punto dal dott. Marino Andolina. Questa tecnica ha già portato evidenti miglioramenti (non raggiungibili altrimenti) in diversi casi disperati, tra cui quello della piccola Smeralda, anche lei in stato vegetativo a causa della negligenza di alcuni medici del Garibaldi di Catania. Come ha detto lei, mio marito ha pieno diritto a ricevere le migliori cure possibili, quindi faccia in modo che questo diritto possa essere attuato e nel minor tempo possibile. Infatti, più tempo passa e minori sono le speranze di avere buoni risultati e le ricordo che sono passati oltre più di due anni dall’evento infausto. Già nel 2010 mio marito è stato ucciso dalla malasanità siciliana e questa perdurante indifferenza da parte delle stesse istituzioni responsabili di quanto gli è accaduto vuol dire continuare ad infierire nei suoi confronti e in quelli della nostra famiglia. Tengo inoltre a ribadire che se mio marito non avesse mai messo piede in quella sala operatoria per sottoporsi a quell’intervento inutile, adesso sarebbe ancora con me e con i nostri bambini e non marcirebbe in una struttura per anziani del tutto inadeguata alla sua condizione. Il danno è stato fatto dalle istituzioni ed ancora sto attendendo che le istituzioni si attivino affinchè vengano apprestate cure adeguate.

Non intendo accontentarmi né di promesse, né di chiacchiere, ma esigo solo fatti concreti e possibilmente prima delle prossime elezioni regionali”.

Catania, 26.07.2012 Irene Sampognaro