catania, inchiesta sui servizi sociali del comune
Pd: “Il reato è molto grave, Stancanelli non minimizzi”
E’ un’estate calda per la politica catanese. E non per colpa di Scipione, né tantomeno di Caronte, i due anticicloni provenienti dai deserti nordafricani che da una decina di giorni hanno fatto schizzare la colonnina di mercurio anche oltre i 40 gradi.
A rendere incandescente il clima politico sono le vicende con protagonisti il senatore Enzo Bianco e il sindaco Raffaele Stancanelli. Il primo alle prese con il presunto coinvolgimento nel caso Lusi, su cui il Pd catanese si è letteralmente spaccato a inizio settimana; il secondo, fresco di rinvio a giudizio, nelle vesti di assessore regionale alla Famiglia del governo Cuffaro, per abuso d’ufficio, nell’inchiesta sui Servizi sociali del Comune.
Fino a ieri, i riflettori sono rimasti puntati sui Democratici, protagonisti di uno scontro verbale al calor bianco (aggettivo più che mai calzante visto l’argomento del contendere) sulle responsabilità ‘politiche’ dell’ex sindaco ed ex ministro dell’Interno nell’affaire Lusi. Da ieri, la guerra che sta lacerando il Pd è passata in secondo piano, per lasciare spazio al dibattito sul rinvio a giudizio del sindaco Stancanelli. A onor del vero, più che di dibattito si è trattato di un attacco concentrico al primo cittadino da parte del Pd.
“Il reato di abuso di ufficio è molto grave per chi ricopre una carica istituzionale e imporrebbe da parte del sindaco una seria riflessione per rispetto al ruolo che ricopre e per fugare qualsiasi dubbio”, affermano i consiglieri comunali D’Agata, Raciti, Sofia, Castorina, Zappalà e D’Avola, secondo cui “non è possibile liquidare questo passaggio giudiziario con sufficienza”.
I consiglieri criticano inoltre Stancanelli per aver affermato “che chiunque abbia compiti amministrativi corre questo rischio” perché sottolineano “chi tiene comportamenti integerrimi non lo corre”. “Evidentemente il sindaco – aggiungono – è in difficoltà per questa vicenda e cerca di minimizzare. Così non è: il suo comportamento da assessore agli Enti locali del governo Cuffaro, se le accuse verranno confermate durante il processo, denota un ricorso a pratiche clientelari che non possono essere più tollerate”.
Stancanelli “oltre che ai magistrati, deve dare spiegazioni alla città tutta e alla pubblica opinione sul suo operato” incalza il segretario provinciale democratico Luca Spataro, spiegando che l’esigenza di un chiarimento è più che mai doverosa “soprattutto in un periodo in cui si avverte sempre più forte la necessità di una politica nuova, più trasparente, che sappia fare buon uso delle risorse pubbliche al di sopra di ogni sospetto”. Secondo Spataro, si è di fronte a una questione “non solo giudiziaria, ma anche di contrasto ad un malcostume e ad una certa disinvoltura nell’esercizio dei ruoli istituzionali che, anche quando non è configurabile in reati, è sicuramente incompatibile con la politica”.
Il provvedimento a carico di Stancanelli “non si comprende giuridicamente” afferma l’avvocato Franco Passanisi, legale del primo cittadino, spiegando che “l’allora assessore regionale ai Servizi Sociali si era limitato a proporre, in maniera non vincolante, alcuni nomi, su richiesta del dirigente del distretto socio sanitario di Catania, quali componenti delle Commissioni aggiudicatrici dei servizi”. A giudizio del legale “risulta inspiegabile, pertanto quale sarebbe stato il comportamento in violazione di legge tenuto” da Stancanelli “atteso che nessuno aveva fatto richiesta di nomina per tali commissioni e quindi nessuna violazione di interessi legittimi o diritti soggettivi poteva e può ipotizzarsi”.
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