Sono cominciate le inziative di lotta dei sindacati insieme ai lavoratori cassintegrati che la scorsa settimana hanno appreso della sospensione del pagamento degli ammortizzatori sociali. Dopo le rassicurazioni dell’assessore al lavoro e alla famiglia Giuseppe Spampinato i sindacati alzano il tiro e chiedono un intervento immediato da parte del Governo nazionale.

Giovedì a Catania, oggi davanti all’ufficio provinciale del Lavoro, a Palermo (in via Briuccia 67) e lunedì 2 luglio a Trapani e a seguire nelle altre sei province dell’Isola, le iniziative di lotta si accompagneranno a incontri coi prefetti. Prosegue così la mobilitazione sindacale sul fronte degli ammortizzatori sociali in deroga. Ne da notizia la Cisl che, per voce di Maurizio Bernava e Giorgio Tessitore, segretario generale e componente della segreteria regionale, fa sapere che “continuerà a tenere alta la pressione, fino alla risoluzione della vertenza”.

La Regione è rimasta senza fondi e i finanziamenti, fanno sapere i sindacati, previsti dal Governo nazionale per la Sicilia ammontano a circa 25 milioni di euro, contro almeno 250 milioni di cui al contrario necessita l’Isola. Una situazione paradossale che, denunciano i sindacali, rischia di innescare una lotta sociale senza precedenti visto la gravosa crisi economica che sta colpendo la Sicilia e visto l’enorme numero di aziende che soprattutto nella provincia di Palermo hanno chiuso i battenti:

“Siamo impegnati a dare speranza a migliaia di lavoratori che versano in condizioni economiche e umane assai difficili”, affermano i due sindacalisti, ponendo l’accento, in particolare, sui “tanti che, senza un esito positivo di questa vertenza, si ritroverebbero in breve tempo senza lavoro, senza tutela e senza alcuna indennità”.

Per la Cisl, “sulla Regione gravano responsabilità che si riverberano anche, pesantemente, sul rapporto con il ministero del Lavoro”. Anche per il contenzioso ancora aperto con l’Inps, rimarca il sindacato, che punta il dito sulla “erogazione delle somme poste a carico del Fondo sociale europeo che, per dettato Ue, possono essere corrisposte solo mano a mano che sia certificata la spesa per politiche attive del lavoro”. Su questo fronte, però, denuncia il sindacato, la Regione segna un “colpevolissimo ritardo”.