Pietrangelo Buttafuoco non parla. Da sempre personaggio ‘controcorrente’ e fuori dagli schemi  sceglie lo sciopero del silenzio per contestare la mancata integrazione dei finanziamenti regionali al Teatro Stabile di Catania, di cui è presidente da tre anni. Per oltre due ore ieri è rimasto zitto sul palcoscenico del Verga, davanti ad una platea foltissima accorsa alla presentazione della nuova stagione di prosa, in cui spiccano almeno tre produzioni: La concessione del telefono dal romanzo di Andrea Camilleri, adattata per la scena dallo scrittore insieme a Giuseppe Dipasquale, direttore dello Stabile etneo, che cura anche la regia; lo shakespeariano Sogno di una notte di mezz’estate con Leo Gullota per la regia di Fabio Grossi; l’operaprima di Arthur Miller Erano tutti miei figli con Mariano Rigillo, ancora per la regia di Dipasquale.

Buttafuoco resta muto, ma quando un lavoratore legge la nota sindacale, gli stringe calorosamente la mano. Alle parole preferisce la sua penna caustica, graffiante e affilata come la lama di un coltello. Affida a un comunicato stampa il suo pensiero. E come è nel suo stile, non le manda di certo a dire: “Se solo ci fosse data la possibilità di rispettare il mandato nei termini dell’amministrare e del custodire un patrimonio culturale, quello del punto di vista siciliano sarebbe tutto vantaggio. Invece questo teatro – di solida tradizione, di indiscusso prestigio – affronta le sue giornate con la zavorra di una Sicilia enfia di prosopopea politica grande tanto da risultare piccina, provinciale e gretta”.

Gli fa eco Andrea Camilleri, autorevole presenza in video: “In tempi di crisi, i tagli all’Arte e alla Cultura sono inevitabili come in altri settori, ma come in altri settori vanno operati con razionalità e consapevolezza delle conseguenze. Le decurtazioni sono ammissibili solo se fatte con il rasoio e non con l’accetta, con lungimiranza e non con ottusità, per tempo e non in corso d’opera. Altrimenti i tagli sono un’imperdonabile condanna a morte”.

Muto per protesta, Buttafuoco annuisce senza profferire verbo, mentre si apprende che donerà allo Stabile i diritti d’autore del suo recentissimo ‘Fuochi’ (Vallecchi, 2012); lo stesso farà il direttore dello Stabile etneo, Giuseppe Dipasquale, per ‘La concessione del telefono’. Ad entrambi e al teatro esprimono solidarietà le istituzioni, rappresentate dal sindaco Raffaele Stancanelli e il presidente della Provincia Giuseppe Castiglione, come i prestigiosi artisti intervenuti: Franco Branciaroli, Lello Arena, Pippo Pattavina, Maurizio Scaparro, che ha sottoscritto venti abbonamenti riservati ai giovani, e tanti altri.

Di fronte al silenzio di Buttafuoco,  è  toccato a  Dipasquale assumersi l’onere di illustrare il cartellone  in cui si condensa la più varia declinazione della vis comica. “L’arte della commedia” e’ infatti il filo conduttore del cartellone prossimo venturo che si snoderà da novembre a luglio: un’ottica lucida, ironica, tagliente, in cui si specchia l’evidenza dell’attuale crisi etica, politica, economica, comparata alla decadenza di secolari corsi e ricorsi storici. In tempi di violenze e censure, disvalori e corruzione, la comicità coincide con la denuncia satirica, con  la risata taumaturgica, con la parodia di costume che risveglia le coscienze.

Un compito che il Teatro assolve da sempre e che oggi lo Stabile etneo fa più che mai suo, mettendo in scena, oltre ai titoli citati: Capitan Fracassa affidato all’interpretazione di Lello Arena, Il paraninfo di Luigi Capuana, La banda degli onesti di Age e Scarpelli. E tra gli ospiti Ficarra & Picone in Apriti cielo, L’arte del dubbio, tratta dal libro di Gianrico Carofiglio, versione teatrale di Stefano Massini, regia Sergio Fantoni, con Ottavia Piccolo; l’omaggio al mito della Duse, Eleonora ultima notte a Pittsburgh di Ghigo De Chiara, regia Maurizio Scaparro, protagonista Annamaria Guarnieri; La resistibile ascesa di Arturo Ui, regia Claudio Longhi, nel ruolo del titolo Umberto Orsini, A Santa Lucia, inedito di Raffaele Viviani, regista e interprete Geppy Gleijeses; La scuola delle mogli di Molie’re per la regia Marco Sciaccaluga, primattore Eros Pagni; Servo di scena di Ronald Harwood, interpretato e regia di Franco Branciaroli, affiancato in scena da Tommaso Cardarelli; l’Antigone riscritta da Valeria Parrella, regia Luca De Fusco, con Gaia Aprea, Massimo Ranieri nell’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill. Tuccio Musumeci, Guia Jelo, Miko Magistro sono infine il trio che darà vita a quel capolavoro di comicità che è L’altalena di Nino Martoglio, regia di Giuseppe Romani.