I beni della società Tecnis tornano ai proprietari gli imprenditori Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice: lo ha deciso il tribunale di prevenzione che ha accolto la richiesta della Procura.

I giudici hanno disposto che per i prossimi tre anni tutte le operazioni eseguite superiori a un valore di 250mila euro siano segnalate alla Questura e alla Polizia tributaria della guardia di finanza.

La richiesta era stata avanzata dai Pm Antonino Fanara e Agata Santonocito, tenuto conto che l’amministrazione giudiziaria delle società ha legalizzato i beni, perché ad essere pericolosi non sarebbero stati gli imprenditori, ma le aziende, particolarmente appetibili alla mafia, che erano state sequestrate nel febbraio 2016 da carabinieri del Ros nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Catania.

Per i Pm è venuta meno la pericolosità del bene che ora è stato “legalizzato” grazie al lavoro dell’amministrazione giudiziaria e della Procura di Catania.

I lavori eseguiti dal colosso Tecnis generalmente prevedono somme di investimento di gran lunga superiori ai 250 mila euro. Opere pubbliche da milioni di euro. 

Il provvedimento, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, presieduto da Rosa Anna Castagnola, giudici a latere Carlo Cannella e Nicola La Mantia, è stato notificato alla Procura, all’amministratore giudiziario, Saverio Ruperto, e al collegio di difesa composto dagli avvocati Attilio Floresta, Carmelo Peluso, Antonio Fiumefreddo, Vincenzo Mellia e Giuseppe Lo Faro.

Secondo il Tribunale “il procedimento camerale ha consentito di chiarire alcuni filoni nel senso prospettato dalla difesa, mentre con riferimento ad altre vicende ha mantenuto le ombre ed ha evidenziato delle condotte opache degli azionisti di riferimento della società”.

“Quel che è certo – sottolineano i giudici – è che la gestione del colosso aziendale con l’intervento dello Stato ha consentito senz’altro di eliminare quelle impurità e i contatti con la criminalità organizzata che sussistevano di sicuro fino al operazione Iblis. Ciò benché – rileva il Tribunale – non possa essere obliterato che il processo di bonifica e di distacco nei rapporti con la criminalità era già iniziato prima del commissariamento prefettizio che la Tecnis aveva assunto con l’adozione dei modelli propri”.

Inoltre, osservano i giudici, i controlli effettuati durante la gestione “non hanno evidenziato alcun tipo di contatto con società sospette o legate con associazioni di tipo mafioso” e “non sono emerse particolari criticità a seguito degli accertamenti disposti dal Tribunale che la Procura ha delegato ai carabinieri del Ros”.

“Appare evidente pertanto – conclude il Tribunale – che il commissariamento prefettizio prima e soprattutto il maggiormente invasivo intervento dell’autorità giudiziaria abbia completato un percorso già intrapreso di ritorno alla legalità o quantomeno di allontanamento dell’azienda dagli ambienti della criminalità organizzata. Per tali ragioni – hanno deciso i giudici – va disposta la revoca della misura e il dissequestro delle quote sociali”.