Strano Paese l’Italia. Insuperabile nelle emergenze, ma arruffone, approssimativo e superficiale nel quotidiano. Conosciamo i nostri pregi e difetti, anche se irresponsabilmente tendiamo a esaltare i primi e a nascondere i secondi. Tuttavia, tragedie naturali come i terremoti che in meno di dieci giorni hanno seminato morte e distruzione in Emilia ci riportano con i piedi sulla terra, seppur traballante.

Strano Paese l’Italia, perché solo di fronte al dramma causato da una calamità naturale (purtroppo l’ennesima negli ultimi anni)  rammenta quanto alto sia il rischio sismico in gran parte della Penisola.

Strano Paese l’Italia, perché considera menagramo chi lancia allarmi reali, sollevando questioni che riguardano la sicurezza di interi territori e dei suoi abitanti. E’ il caso di Alessandro Martelli, ingegnere e direttore del centro ricerche dell’Enea di Bologna, il quale,  a parte un messaggio su twitter di un paio di giorni fa male interpretato tanto da seminare il panico per una imminente scossa devastante al Sud, da anni denuncia un pericolo reale: che un terremoto molto violento possa colpire qualche stabilimento chimico, moltiplicando in modo devastante gli effetti del sisma.

In Italia gli impianti a rischio sarebbero circa mille, sparsi su tutto il territorio e ospitano enormi quantità di sostanze potenzialmente pericolose. Sono classificati “Rir”: rischio incidente rilevante. L’aspetto più preoccupante deriva dal rischio maremoto, evento raro, ma non impossibile, anche nel Mediterraneo. Basta ricordare quello del 1908 che colpì le coste siciliane e calabresi dopo il sisma che distrusse Messina e Reggio Calabria. E’ nota la potenza devastante di un  maremoto. Ecco perché sono due in particolare gli stabilimenti chimici che, secondo l’ingegnere Martelli, non dovrebbero far dormire sonni tranquilli ai nostri governanti. Entrambi gli impianti si trovano sulle coste della Sicilia: a Milazzo e a Priolo Gargallo.

Ma l’Italia è uno strano paese. Mentre, altre nazioni bonificano e adeguano al rischio sismico i siti “Rir”, da noi non solo non si è mossa foglia in questa direzione, ma addirittura chi ci governa, o lo ha fatto in passato, scaccia l’incubo accusando chi lancia l’allarme, come appunto il direttore dell’Enea, di essere catastrofista e uccello del malaugurio. Il nodo è che “le scelte progettuali degli impianti sono state lasciate ai gestori e, generalmente, non è noto, per i diversi stabilimenti, se e quali criteri antisismici siano stati adottati”, accusa Martelli. Parole inascoltate. Il rischio di un maremoto che si abbatte con le sue gigantesche onde mortali sugli impianti non esiste. Viene negato. Motivo? Gli alti costi da affrontare per bonifiche e adeguamenti antisismici. Una strada, però, che alla prova dei fatti, si dimostra controproducente, perché prima o poi, la natura presenta il conto e le conseguenze potrebbero essere drammatiche. E anche antieconomiche.

In un strano paese come l’Italia ci sta anche questo. Si evita il problema. Non si investe nella prevenzione. Si spendono, poi in caso di calamità naturale, cifre da capogiro per fronteggiare l’emergenza, gravando gli italiani di nuove tasse. E pazienza se poi i soldi in cassa per riparare i danni o ricostruire non ci sono. L’Italia è sì un paese strano, ma è pur sempre la patria dell’arte di arrangiarsi.