“Le trivellazioni senza autorizzazioni ‘complete’ e mascherate da progetti di ricerca che hanno iter facilitato, rappresentano un rilevante pericolo per l’ecosistema dell’Isola, dato dal fatto che il mar Mediterraneo è un bacino marino chiuso, con un ricambio lentissimo di acque e con un rilevante traffico interno di trasporto marittimo e commerciale”.

Lo afferma Dino Fiorenza, vicepresidente della commissione regionale antimafia e presidente del gruppo Misto all’Ars, che in un’interpellanza chiede al governo regionale “di intervenire in sede di Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 21 dello Statuto della Regione Siciliana, al fine di tutelare ed evitare che possano verificarsi disastri ecologici, simili a quelli accaduti  nel golfo del Messico, lungo le coste del mar Mediterraneo”.

Fiorenza sottolinea, in particolare, che “alle sei piattaforme già attive, il governo nazionale ha concesso ben ventisei permessi di ricerca a varie società offshore negli ultimi anni (tra cui una società con appena 10 mila euro di capitale sociale) lungo le coste meridionali della regione dalle Egadi a Pozzallo e al largo dell’isola di Lampedusa”.

“Tutto il mondo – aggiunge il vicepresidente della commissione regionale antimafia – è a caccia di petrolio nel canale di Sicilia in barba alle più elementari misure di sicurezza. Quali interessi si voglio agevolare con tali operazioni? È interessante notare che potrebbero nascondersi dei legami tra le società destinatarie di tali permessi e personaggi influenti che si affacciano nel mercato finanziario italiano ed europeo”.

Fiorenza, evidenziando che “il governo Monti, con il ministro Passera in testa, ricerca fondi per il Paese oltrepassando il limite della decenza civile” è dell’avviso che “le autorizzazioni alle concessioni di trivellazioni senza accordo preventivo con le Regioni interessate, Sicilia in primis, rappresentano un modello di inciviltà difficilmente esportabile”. Neanche nei paesi del Sud Africa – conclude – sono ammesse tali violazioni a favore delle multinazionali ed a discapito della salute dei popoli interessati”.

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