Il docente di Economia e Commercio dell’Universita’ di Catania ha accettato di buon grado il nostro invito per farsi intervistare. E’ stata una buona occasione per capire la complicata situazione economica che investe il Paese, quali rischi se la Grecia dovesse uscire dall’Eurozona e cosa può servire alla nostra Sicilia per risollevarsi dalla difficile condizione in cui versa da troppi anni.

Se la Grecia esce dall’Eurozona, quali ripercussioni per l’Italia?

”Io credo che questo non succedera’. La Costituzione europea ha molti vincoli al suo interno per permettere un esito di quel genere. Quando si parla di monete, si parla di patrimoni e di consolidamento dei patrimoni. Si parla di ricchezze delle persone e, quindi, non e’ un fatto secondario che ha a che fare solo con le banche. Ciascuno di noi ha una piccola ricchezza e quella piccola ricchezza dev’essere conservata perché se cominciassimo a perderla sarebbe l’inizio di un percorso veramente difficile”.

Cosa fare dunque?

“Credo che tutti noi dovremmo sostenere la scelta europea di tenere dentro la Grecia e se necessario utilizzare anche nostre risorse, risorse europee, per consentire a quel Paese di riprendersi, di ricominciare a pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici”.

Più Europa per salvare l’Europa, quindi?

”Non c’e’ altra strada…”.

Passando alla Sicilia, in un convegno a Catania, ha sottolineato l’importanza di riprendere la produzione.

“Sappiamo da più parti che occorre riprendere la produzione perché soltanto riprendendo la produzione ci saranno le risorse per sostenere i servizi che le pubbliche amministrazioni offrono e per riprendere ad accumulare risorse che servono per la crescita. Quindi, per quanto duro possa sembrare, quello è il punto di partenza. L’impresa non nel senso dell’imprenditore ma nel senso del luogo della produzione, dove si incontrano la capacita’ di fare impresa, il lavoro, il capitale, le regole stabilite dalla pubblica amministrazione. Tutte queste cose devono ‘comporsi’ per creare il contesto migliore affinchè si riprenda a produrre. Non ci sono strade alternative”.

Quanto e’ lontana la Sicilia da questa ‘composizione’ tra le parti?

”La Sicilia e’ sempre stata un po’ piu’ lontana dalla media. Questo rende chiaramente piu’ difficile il percorso perche’ ci sono vari vincoli strutturali che hanno pesato prima e oggi pesano di piu’. Questo e’ abbastanza evidente”.

Quali, quindi, le soluzioni secondo lei?

”L’unica cosa da fare e’ essere convinti che non ci sono alternative. Non possiamo aspettare che siano gli altri, ovvero l’Unione europea, la Banca Centrale, il Governo centrale, la comunita’ internazionale. Tutti faranno la loro parte. Noi siamo troppo piccoli per condizionare quei risultati. Dobbiamo vedere in che misura la Sicilia puo’ contribuire a far riprendere il percorso di crescita”.

Che fotografia fa della Sicilia dal punto di vista non solo economico?

”Un giudizio particolarmente critico. Forse alcuni errori di valutazione da parte del Governo nazionale sono stati fatti. Il rigore e’ essenziale e serve a rafforzare i patrimoni. Solo che il rafforzamento di questi ultimi e’ avvenuto ad un costo troppo elevato in termini di redditi correnti, nel senso che sono stati sottratti alla famiglie, alle imprese, per i consumi e gli investimenti. Forse una cautela ed una attenzione maggiore all’effetto netto sarebbe stata piu’ utile…”.

Grazie Caserta, buona giornata