Un maresciallo dei carabinieri è stato posto agli arresti domiciliari a Catania nell’ambito di un’indagine per usura che ha portato all’arresto anche di un’altra persona. Il sottufficiale, che aveva prestato servizio al Ros deve rispondere di accesso abusivo a sistema informatico e di favoreggiamento reale. L’altro indagato, Giovanni Deltaglia, è’ invece accusato di usura aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra e di estorsione. I provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal Gip Laura Benanti.

L’indagine è iniziata nel maggio del 2010 con la denuncia presentata ai carabinieri da un artigiano vittima degli strozzini fin dal 2003, quando per fare fronte a un momento di difficoltà economiche derivanti dalla carenza di lavoro, si era rivolto in più occasioni al Deltaglia, che conosceva da tempo, per chiedergli, di volta in volta, prestiti di piccole somme di denaro per importi che oscillavano tra i 5.000 e i 15.000 euro.

Somme che gli venivano concesse dal Deltaglia con l’applicazione però di un tasso di interesse pari al 200% annuo. L’artigiano nel tempo, facendo ricorso anche a mutui e finanziamenti, riusciva ad estinguere i “debiti” via via contratti ma, nonostante ciò, si vedeva continuamente oppresso dallo strozzino che rivendicava sempre altro denaro, a suo dire, frutto di ulteriori interessi.

Nel maggio del 2010 la situazione per la vittima diventava insostenibile. Infatti, il Deltaglia, a fronte delle difficoltà prospettate da quest’ultima, rivendicava comunque a titolo di interessi una somma pari a 80 mila euro accompagnando la richiesta con minacce di morte e millantando la propria amicizia con “persone che mettono bombe”. Durante uno degli incontri monitorato dai Carabinieri, il Deltaglia intimidiva la sua vittima, facendogli intendere che avrebbe subito saputo dai suoi “amici” delle forze dell’ordine se questi l’avesse denunciato. Dalle indagini è stato appurato che il sottufficiale dei carabinieri aveva effettuato degli accessi abusivi alle banche dati delle forze di polizia per favorire l’usuraio nell’attività intimidatoria. Da una stima complessiva dei rapporti di denaro intercorsi fra il Deltaglia e la vittima è stato accertato che a fronte di un prestito di circa 44 mila euro sono state corrisposte somme per  130 mila euro. Nel corso della perquisizione a carico del Deltaglia sono stati rinvenuti assegni ed elenchi con nomi ed importi che sono tuttora oggetto di approfondimenti info-investigativi.