Arrivano gli ispettori del ministero della Salute all’ospedale Cannizzaro di Catania, dove Valentina Milluzzo, la giovane donna di 32 anni è morta al quinto mese di gravidanza, insieme con i gemelli, concepiti con la procreazione assistita, che portava in grembo.

All’ispezione parteciperanno due componenti nominati dal ministero, un carabiniere del Nas e due tecnici della Regione Siciliana. L’arrivo degli ispettori è previsto tra stasera e venerdì mattina.

Per la morte della donna, originaria di Palagonia, la Procura di Catania ha aperto un’inchiesta dopo l’esposto presentato dall’avvocato Salvatore Catania Milluzzo per conto del marito della vittima, Francesco Castro. Nella denuncia i familiari chiedono di accertare ‘se ci siano state negligenze, o imprudenze, imperizie diagnostiche o terapeutiche dei sanitari che hanno avuto in carico la paziente’.

Valentina è morta domenica 16 ottobre, dopo 17 giorni di ricovero nell’ospedale Cannizzaro per delle complicazioni alla 19esima settimana gravidanza, procurata con la procreazione assistita in un’altra struttura, di due gemelli, un maschietto e una femminuccia, nati morti.

VALENTINA SAREBBE DIVENTATA MAMMA CON LA PROCREAZIONE ASSISTITA 

Nella ricostruzione di quanto accaduto in ospedale, i familiari parlano di un medico che si sarebbe rifiutato di estrarre i due feti, quando sono entrati in crisi respiratoria, perché obiettore di coscienza.

Dalla Procura si conferma il contenuto della denuncia, ma si sottolinea che “questa è la prospettazione dei fatti esposta dalla famiglia, che dovrà essere verificata”. Per fare chiarezza serviranno un’analisi attenta della cartella clinica e l’esito dell’autopsia.

Dopo l’esposto, la procura di Catania ha disposto il rientro della salma al Cannizzaro bloccando i funerali che erano stati organizzati a Palagonia dove Valentina viveva con la famiglia e il sequestro della cartella clinica.

Sarà il pm Fabio Saponara, che coordina l’inchiesta, a fissare la data dell’autopsia dopo avere identificato il personale in servizio che sarà indagato, come atto dovuto, per omicidio colposo, per poi eseguire l’esame medico legale.

A riferire il contenuto dell’esposto presentato alla Procura è il legale della famiglia, l’avvocato Salvatore Catania Milluzzo.

“La signora al quinto mese di gravidanza – sostiene il penalista – era stata ricoverata il 29 settembre per una dilatazione dell’utero anticipata. Per 15 giorni va tutto bene. Dal 15 ottobre mattina la situazione precipita. Ha la febbre alta che è curata con antipiretico. Ha dei collassi e dolori lancinanti. Lei ha la temperatura corporea a 34 gradi e la pressione arteriosa bassa. Dai controlli – aggiunge – emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, ma il medico di turno, mi dicono i familiari presenti, si sarebbe rifiutato perché obiettore di coscienza: ‘fino a che è vivo io non intervengo’, avrebbe detto loro. Quando il cuore cessa di battere viene estratto il feto e mostrato morto ai familiari. Due di loro possono avvicinare la donna che urla dal dolore e grida continuamente ‘aiuto’. Viene eseguita una seconda ecografia – continua nella ricostruzione il penalista – e anche il secondo feto mostra delle difficoltà respiratorie. E anche il quel caso il medico avrebbe ribadito che lo avrebbe fatto espellere soltanto dopo che il cuore avesse cessato di battere perché lui era un obiettore di coscienza”.

Secondo quanto denunciato nell’esposto, il secondo feto non è mostrato ai familiari. E un medico li avvisa che “le condizioni della donna sono gravissime perché la sepsi si estesa, con una setticemia diffusa”.

Valentina viene sedata e portata in Rianimazione dove poi morirà “e i familiari – osserva l’avvocato Catania Milluzzo – riferiscono di averla vista con dei cerotti sulle palpebre che le chiudevano gli occhi”.

Il direttore generale dell’ospedale Cannizzaro, Angelo Pellicanò, ha smentito la notizia del medico obiettore di coscienza. “Non c’è stata alcuna obiezione di coscienza – ha detto Pellicanò – da parte del medico che è intervenuto nel caso di Valentina Milluzzo,perché nel caso in questione non vi era una eventuale interruzione volontaria di gravidanza, ma obbligatoria chiaramente dettata dalla gravità della situazione”.